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giovedì 31 dicembre 2009

Com'è intelligente D'Alema


La cosa divertente, nell’approccio autolesionistico con cui il Pd si va avvicinando alle regionali del 2010, è che D’Alema ci ha spiegato per mesi che bisognava dare il Pd in mano ai professionisti della politica, come lui e Bersani, gente seria che sa come muoversi nei corridoi e nelle alleanze, mica idealisti naïf e inesperti come Marino.
Caspita, si è visto, che bravi.





martedì 22 dicembre 2009

Libertà e Giustizia: inciucio no, accordo forse

L'ipotesi di un dialogo possibile diventa un caso



di Stefano Caselli


"Libertà e Giustizia non sta discutendo se sia giusto o no seguire D’Alema sulla via dell’inciucio". Parola di Sandra Bonsanti, presidente di Libertà e Giustizia, associazione che porta nel nome quella "cultura azionista" che, secondo l’ex presidente del Consiglio, "non ha mai fatto bene al Paese". "Non ho mai detto – dichiara Bonsanti – come si legge sul Corriere della Sera di ieri, che se ci fosse un ‘male minore’ da sopportare potrebbe valere la pena pagarlo, per impedire al Paese di implodere".

Un caso nato dall’articolo “Dialogare? Pensiamoci bene” pubblicato sul sito dall’Associazione dalla giornalista Patrizia Rettori. Un invito esplicito a discutere vantaggi e svantaggi dell’ipotesi dalemiana di un accordo fra Pd e Berlusconi per salvare il premier dai processi incombenti e avviare una nuova fase di riforme. C’è chi ha voluto vedere in questo l’inizio di una svolta inusuale per una comunità da sempre attenta ai temi della legalità. Niente di tutto questo.




lunedì 21 dicembre 2009

Si scrive “inciucio”, si legge “cedimento”


Guai a parlare di inciucio: si dice “compromesso“. No a “leggine in favore di Berlusconi”, ma “se per evitare il suo processo devono liberare centinaia di imputati di gravi reati, è quasi meglio che facciano una leggina ad personam per limitare il danno all’ordinamento e alla sicurezza dei cittadini”. Il tutto proprio “come ha detto Bersani”, nonostante il segretario del PD vada ripetendo da settimane il suo no a qualsiasi legge ad personam. Nessun problema: per Massimo D’Alema “l’unica discriminante è tra essere uomini politici e non esserlo“.
Ora, si potrebbe contestare la decisione di collaborare con un governo dalla tentazione autoritaria, come il Berlusconi IV, per riforme su materie fondamentali per il mantenimento degli equilibri di potere quali la giustizia, la Costituzione, la legge elettorale. O ancora, si potrebbero criticare le reazioni indignate degli ex segretari Veltroni e Franceschini. Che oggi sostengono che l’unico inciucio buono sia un inciucio morto, cercando di vestire i panni degli antiberlusconiani “senza se e senza ma” di lunga data; con risultati (il loro passato ne è testimonianza) risibili.




venerdì 18 dicembre 2009

Il Lodo D'Alema

L’ultimo pasticcio ad personam, ieri in Parlamento, era annunciato dalle parole di Massimo D’Alema al Corriere della Sera: “Se per evitare il processo di Berlusconi devono liberare centinaia di imputati di gravi reati è quasi meglio che facciano una leggina ad personam per limitare il danno all’ordinamento e alla sicurezza del cittadini”.

Montecitorio express. Detto fatto. Nel giorno in cui il “legittimo impedimento”, viene calendarizzato alla Camera (si voterà il 25 gennaio) e passa con il voto favorevole di Udc e Pdl, il Pd torna di nuovo in fibrillazione. Uno dei suoi leader più importanti apre clamorosamente la porta alla possibilità di un accordo; il capogruppo alla Camera Dario Franceschini invece dà disposizione di votare contro. Walter Veltroni si trincera dietro un sorridente “no comment”, diversi dirigenti allargano le braccia e sospirano: “E’ il male minore”. Ponte tibetano. Ma per capire cosa stia accadendo bisogna partire dall’uomo del giorno.





mercoledì 25 novembre 2009

Schifani e la Mafia, parla David Lane, dell'Economist


“Pronto? Sì, mi dica”. Scusi, la chiamo per porle qualche domanda su Renato Schifani: non so se ha letto l’inchiesta di Marco Lillo, pubblicata venerdì, sul coinvolgimento del presidente del Senato in una vicenda legata ad alcuni capi della mafia. “Certo, ma c’è poco sa stupirsi...”. Cosa? “Ha presente che paese è diventato l’Italia?”. Già. Così parliamo con David Lane per avere un occhio “neutro” sul nostro paese: lui, da trent’anni vive nello Stivale, inviato dell’Economist, scrittore e autore di importanti inchieste sul malaffare, come L’ombra del potere. Ci risponde con una calma serafica. La calma di chi sa, e ha le prove.

Quindi...
Semplice, quest’inchiesta si inserisce perfettamente in un clima politico marcio, dove nessuno si prende le sue responsabilità. Figurarsi le dimissioni.





giovedì 19 novembre 2009

Regionali, è guerra nel PdL. E disperazione nel PD

In Lazio e in Campania le candidature sono un rebus per il partito di Berlusconi. Gli incastri sono complicati, il rischio di scontentare c’è. I Democratici corrono con poche speranze. E persino i nomi più forti non hanno voglia di rischiare. Ma il bello è che il risiko nel centro destra dipende da D’Alema.

E’ sempre colpa di Baffino. La candidatura di Massimo D’Alema alla prestigiosa poltrona di ministro degli esteri dell’Unione Europea, fortemente sponsorizzata anche dal governo Berlusconi, impone pero’ all’Italia la rinuncia alla seggiola di Commissario dei trasporti ora occupata da Antonio Tajani. Anche a Bruxelles viene applicato alla lettera il manuale Cencelli per la spartizione del potere, in un gioco di scacchi che e’ alla base delle moderne democrazie: si evita di valutare le persone in base alle loro effettive capacita’ e ,quindi, al loro reale effetto benefico nell’ amministrazione della cosa pubblica , e si indulge in una spartizione dei ruoli in base a “quote” e spettanze predeterminate.




venerdì 6 novembre 2009

Dopo la sentenza Pollari gli Usa non si fidano dell’Italia, neanche di D’Alema


A Washington non capiscono una sentenza che condanna gli agenti Cia ma che "salva" gli italiani in nome della ragione e del segreto di Stato.

I corrispondenti dei quotidiani italiani a Washington e a New York registrano una certa “freddezza diplomatica” del Dipartimento di Stato americano nei confronti della candidatura di Massimo D’Alema a ministro degli esteri dell’Unione Europea. Freddi gli Usa perchè D’Alema è un ex comunista? Neanche per sogno. Freddi, anzi gelidi perchè D’Alema è un italiano.





lunedì 26 ottobre 2009

Ha vinto di nuovo D'Alema

Alla fine Pierluigi Bersani ha vinto. O meglio, in realtà si dovrebbe dire che ha vinto Massimo D'Alema. Perchè, infatti, ancora una volta l'endorsement della persona più amata/odiata del centro-sinistra è stata determinante nel successo del candidato.


Già 20 anni fa D'Alema fu determinante nella Svolta della Bolognina, appoggiando l'allora Segretario Achille Occhetto: sebbene i due avessero due visioni politiche e due caratteri completamente opposti (freddo e glaciale il primo, neo-romantico e passionale il secondo), hanno convissuto finchè D'Alema ha cominciato a cucinarsi Occhetto e si è ripreso il partito, sconfiggendo nel congresso del 1994 l'allora delfino del segretario Walter Veltroni.

Poi, quando si è trattato di scegliere il candidato premier per le politiche del 1996, si è schierato con Prodi contro il parere di tutto il partito, salvo cucinarselo per due anni alla stessa maniera di Occhetto con la Bicamerale; caduto Prodi, lo ha sostituito alla guida del governo e, dopo aver dato il proprio endorsement a Veltroni come successore, l'ex-segretario del PD veniva confermato con il 95% dei consensi (tendenza che verrà riconfermata fino alle dimissioni di D'Alema da Presidente del Consiglio).




sabato 24 ottobre 2009

Un'altra bicamerale per riformare la giustizia?

Separazione delle carriere e doppio Csm. Così la Bicamerale del '97 insidiava l'autonomia della Magistratura. Il nodo giustizia, già allora, fu uno di quelli più duri. La ricerca di un compromesso per mantenere "unico l'ordine giudiziario" si arenò presto e Marco Boato, relatore della parte sulla Giustizia della Bicamerale dovette dichiarare il fallimento. Il 26 gennaio 1998, dopo un anno di trattative più o meno riservate, Boato parla e con le parole di Calamandrei apre l'invettiva contro Berlusconi e i suoi, denuncia "pressioni sistematiche", talora "veri e propri ricatti", subiti dal Parlamento durante i mesi di dibattito sulla riforma della giustizia. Perché parla solo allora?
Silvio Berlusconi, fin dall'inizio, anche quella volta, avrebbe voluto riscrivere tutta la Costituzione, anche la prima parte, "che fu il frutto di un compromesso tra i sostenitori dei valori dell'Occidente e la larga influenza dei comunisti", disse poi in Aula, aggiungendo la sparata finale: "Non basta cambiare sede, devono cambiare le teste". Ora il Pdl rilancia: ripartire dalla Bicamerale per riformare la giustizia.