Forse è proprio vero: una ventata gelida di razzismo sta spazzando l’Italia. Lo ha sostenuto di recente L’Osservatore Romano; lo ha ribadito Sergio Harari sul Corriere; ce lo aveva addirittura ricordato l’Organizzazione Internazionale del Lavoro (una agenzia dell’ONU) soltanto qualche mese fa. La vulgata popolare ne vorrebbe una paternità esclusivamente leghista. Del resto, la chiamata alla “guerra santa” e alla “nuova Lepanto” contro gli islamici; il Natale che diventa “bianco” non per la neve ma per il colore della pelle; le “pulizie etniche” ventilate per i “culattoni” e la “tolleranza a doppio zero” per i bambini Rom (frasi da cui nessun esponente della dirigenza leghista si è dissociato, nonostante siano costate a chi le ha pronunciate una condanna per istigazione al razzismo) sembrerebbero non lasciare spazio ai dubbi.
Altri fatti, tuttavia, impongono una considerazione meno semplicistica del problema. Due esempi: la “caccia al negro” che diventa motivo di vanto per i ragazzi di Rosarno (lo racconta Marco Rovelli), di cui è difficile pensare una affiliazione al partito di Bossi; e gli insulti a Mario Balotelli, pronunciati negli stadi di tutta Italia, da Torino a Verona passando per Cagliari, da tifoserie di ogni colore politico. A cui oggi se ne aggiunge un terzo: il cartello appeso sulla porta di un negozio di abbigliamento di Empoli, che reca la scritta “vietato ai cinesi“. Il titolare si difende, sostenendo che non si tratti di razzismo ma di una misura per evitare che falsi clienti dalla pelle gialla si aggirino tra la merce con l’unico intento di copiare rifiniture e cuciture. “I clienti sono dalla mia parte“, aggiunge. E si sa, il cliente ha sempre ragione.
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mercoledì 20 gennaio 2010
mercoledì 13 gennaio 2010
Bondi, rispondi
«A Craxi si intitoli la prima fermata della linea 6 del metrò, a memoria di quello che poteva essere e non è stato: per ricordare ai milanesi cosa è significato il craxismo, quando costruire il metrò ci è costato il doppio di adesso. Se non fosse passato il craxismo oggi avremmo già 6 linee della metropolitana invece che 3. Non è tempo nè modo di ricordare Craxi proprio nel momento in cui si sta preparando un bilancio di lacrime e sangue, visto che l’epoca craxiana è quella più scialacquatrice che si ricordi. Ai tempi di Craxi per costruire il metrò si è speso il doppio di quanto serve ora. Allora si intitoli a Craxi la prima fermata della nuova linea 6, a ricordo di quello che è stata l’epoca craxiana». Chi può avere pronunciato queste parole? Il solito Antonio Di Pietro? Marco Travaglio? Michele Santoro?
Tranquilli, nessuno di questi seminatori d’odio oggi ha profanato la memoria del grande statista. Il giustizialista che ha detto queste parole è infatti Matteo Salvini, europarlamentare e consigliere comunale a Milano per la Lega, quello beccato il 7 luglio ha intonare il coro da stadio «senti che puzza, scappano anche i cani, stanno arrivando i napoletani: son colerosi e terremotati; col sapone non vi siete mai lavati...».
Tranquilli, nessuno di questi seminatori d’odio oggi ha profanato la memoria del grande statista. Il giustizialista che ha detto queste parole è infatti Matteo Salvini, europarlamentare e consigliere comunale a Milano per la Lega, quello beccato il 7 luglio ha intonare il coro da stadio «senti che puzza, scappano anche i cani, stanno arrivando i napoletani: son colerosi e terremotati; col sapone non vi siete mai lavati...».
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lunedì 11 gennaio 2010
Omicidio culturale
Qualcuno eccepirà che non vede il nesso tra i fatti di Rosarno e la vicenda di questa povera donna; io, da parte mia, ripeto che quel collegamento mi appare invece nitidissimo: nel nostro paese vivono una quantità di perone che sanno fin troppo bene di essere considerate alla stregua degli animali, ma che ciononostante sono costrette a fare buon viso a cattivo gioco, pur di cercare disperatamente di sopravvivere.
Ecco, questa è una cosa di cui vergognarsi.
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mercoledì 30 dicembre 2009
La Lega Santa
La Padania oggi in edicola chiede a gran voce, nell’editoriale di Enrico Macchi (Tendere la mano è inutile) e alle pagine 4-7, una nuova Lepanto per fermare la “nuova valanga islamica alle porte”.
La storia, profetizza Umberto Bossi, si ripete. E oggi, proprio come XVI secolo, “i paesi costieri venivano assaltati, le chiese incendiate, le campane distrutte, gli uomini e le donne ridotti in schiavitù, si chiedevano ingenti riscatti per restituirli alle loro famiglia”: “facile allora il parallelo tra gli accadimenti di allora e gli eventi di questi giorni”. C’è, tuttavia, una differenza: la Cristianità di oggi, contrariamente a quella di Pio V, manca di “vis pugnandi“. Nelle parole di Macchi:domenica 27 dicembre 2009
Il doppio registro di Bobo
Da ministro Maroni pubblicizza la difesa della legalità. In veste leghista inneggia alla razza padana e alle ronde

Bobo Maroni è il leghista bifronte. Gli piace mostrarsi ragionevole ed equilibrato, quando indossa i panni ministeriali. Coraggioso, quando fa il ministro dell’Interno che lotta contro la mafia. Perfino simpatico e divertente, quando infila gli occhiali scuri e suona l’organo Hammond nel gruppo soul Distretto 51. Del resto, uno degli slogan gridati a Milano nel 1994, alla manifestazione del 25 aprile, era: "Maroni, Maroni, arresta Berlusconi!". Ma quando deve fare i fatti, quando deve parlare alla pancia della Lega, si trasforma.

Bobo Maroni è il leghista bifronte. Gli piace mostrarsi ragionevole ed equilibrato, quando indossa i panni ministeriali. Coraggioso, quando fa il ministro dell’Interno che lotta contro la mafia. Perfino simpatico e divertente, quando infila gli occhiali scuri e suona l’organo Hammond nel gruppo soul Distretto 51. Del resto, uno degli slogan gridati a Milano nel 1994, alla manifestazione del 25 aprile, era: "Maroni, Maroni, arresta Berlusconi!". Ma quando deve fare i fatti, quando deve parlare alla pancia della Lega, si trasforma.
sabato 26 dicembre 2009
La grande truffa dei soldi ai partiti
Un rapporto della Corte dei Conti citato dal Corriere della Sera svela: quattro euro rimborsati per ognuno speso. Un aumento del 270% in un quinquennio.
Lo scrive il Corriere della Sera in un articolo a firma Sergio Rizzo citando un rapporto della Corte dei Conti: Nelle ultime elezioni politiche del 2008 i partiti hanno speso 136 milioni di euro e ne incasseranno 503 sino al 2012. Un guadagno pari a circa il 270% in cinque anni, che testimonia anche un aumento esponenziale delle spese e dei “rimborsi elettorali” degli ultimi 15 anni. I partiti nella tornata elettorale del 27-28 marzo 1994 hanno speso 36 milioni contro i 110 milioni delle politiche del 2008. Mentre per quanto riguarda i rimborsi elettorali si è assistito addirittura a una decuplicazione, passando dai 47 milioni versati ai partiti nel 1994 ai 503 milioni del 2008.
Lo scrive il Corriere della Sera in un articolo a firma Sergio Rizzo citando un rapporto della Corte dei Conti: Nelle ultime elezioni politiche del 2008 i partiti hanno speso 136 milioni di euro e ne incasseranno 503 sino al 2012. Un guadagno pari a circa il 270% in cinque anni, che testimonia anche un aumento esponenziale delle spese e dei “rimborsi elettorali” degli ultimi 15 anni. I partiti nella tornata elettorale del 27-28 marzo 1994 hanno speso 36 milioni contro i 110 milioni delle politiche del 2008. Mentre per quanto riguarda i rimborsi elettorali si è assistito addirittura a una decuplicazione, passando dai 47 milioni versati ai partiti nel 1994 ai 503 milioni del 2008.
mercoledì 16 dicembre 2009
Squadristi piduisti
Riportiamo l’odierno intervento parlamentare di Fabrizio Cicchitto, capogruppo Pdl alla Camera, intervenuto nel dibattito sull’informativa del governo inerente l’aggressione a Silvio Berlusconi. Ricordiamo che l’onorevole è stato iscritto alla P2, alla quale risultava affiliato tramite la tessera 2232.
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Maroni denunciato per resistenza a pubblico ufficiale: lo sapevi?
In fondo a questo articolo troverete un video che vi chiedo di guardare, ma prima ricordatevi che l'omino che sta parlando è stato condannato nel 1998 per oltraggio e resistenza a pubblico ufficiale: durante una perquisizione in una sede della Lega Nord, l'attuale Ministro dell'Interno Roberto Maroni aveva cercato di mordere una caviglia a un agente di polizia.
Ma come ministro? Mordere caviglie alle forze dell'ordine non è violenza, e chi contesta il governo è un facinoroso?
Ma come ministro? Mordere caviglie alle forze dell'ordine non è violenza, e chi contesta il governo è un facinoroso?
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martedì 15 dicembre 2009
Io confesso - FANTASTICO! - FATE GIRARE!
di Marco Travaglio, pubblicato su Il Fatto Quotidiano del 15 dicembre 2009
Ebbene sì, han ragione Cicchitto, Capezzone e Sallusti, con rispetto parlando. Inutile negare l’evidenza, non ci resta che confessare: i mandanti morali del nuovo caso Moro siamo noi di Annozero e del Fatto, in combutta con la Repubblica e le procure rosse. Come dice Pigi Battista sul Corriere, abbiamo creato “un clima avvelenato”, di “odio politico”, roba da “guerra civile”. Le turbe psichiche che da dieci anni affliggono l’attentatore non devono ingannare: erano dieci anni che il nostro uomo, da noi selezionato con la massima cura (da notare le iniziali M.T.), si fingeva pazzo per preparare il colpo. E la poderosa scorta del premier che si è prodigiosamente spalancata per favorire il lancio del souvenir (come già con il cavalletto in piazza Navona) non è che un plotone di attivisti delle Brigate Il Fatto, colonna milanese Annozero. Siamo stati noi. Abbiamo spacciato per cronaca giudiziaria il racconto dei processi Mills, Mondadori e Dell’Utri, nonché la lettura delle relative sentenze, mentre non era altro che “antiberlusconismo” per aprire la strada ai terroristi annidati nei centri di igiene mentale. Ecco perché non ci siamo dedicati anche noi ai processi di Cogne, Garlasco, Erba e Perugia: per “ridurre l’avversario a bersaglio da annichilire” (sempre Battista, chiedendo scusa alle signore).
Ebbene sì, han ragione Cicchitto, Capezzone e Sallusti, con rispetto parlando. Inutile negare l’evidenza, non ci resta che confessare: i mandanti morali del nuovo caso Moro siamo noi di Annozero e del Fatto, in combutta con la Repubblica e le procure rosse. Come dice Pigi Battista sul Corriere, abbiamo creato “un clima avvelenato”, di “odio politico”, roba da “guerra civile”. Le turbe psichiche che da dieci anni affliggono l’attentatore non devono ingannare: erano dieci anni che il nostro uomo, da noi selezionato con la massima cura (da notare le iniziali M.T.), si fingeva pazzo per preparare il colpo. E la poderosa scorta del premier che si è prodigiosamente spalancata per favorire il lancio del souvenir (come già con il cavalletto in piazza Navona) non è che un plotone di attivisti delle Brigate Il Fatto, colonna milanese Annozero. Siamo stati noi. Abbiamo spacciato per cronaca giudiziaria il racconto dei processi Mills, Mondadori e Dell’Utri, nonché la lettura delle relative sentenze, mentre non era altro che “antiberlusconismo” per aprire la strada ai terroristi annidati nei centri di igiene mentale. Ecco perché non ci siamo dedicati anche noi ai processi di Cogne, Garlasco, Erba e Perugia: per “ridurre l’avversario a bersaglio da annichilire” (sempre Battista, chiedendo scusa alle signore).
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Aggressione a Berlusconi. Radio Padania, "Menare i ragazzi dei centri sociali per dare l'esempio"
Quando gli ascoltatori vengono invitati ad intervenire in diretta, giunge una telefonata che, giusto per gettare acqua sul fuoco, propone di sfruttare il momento favorevole (Maroni al ministero dell’Interno) per "mettere le mani addosso ai ragazzi dei centri sociali e fargli male, per dare l’esempio".
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sabato 12 dicembre 2009
Premio Capezzone 2009
A Umberto Bossi ed al suo house organ, che in undici anni hanno percorso molta strada sulla via del revisionismo:
Mai smettere di porsi domande.
“Sono stato io a mettere fine al partito del mafioso. Lui comprava i nostri parlamentari e io l’ho abbattuto. In Italia ci sono tre poli, quello palermitano è rappresentato da Berlusconi, lo hanno mandato per fregare il nord” – (Ansa, 21 luglio 1998)Già all’epoca andavano di moda le domande al premier. Solo erano undici, e non dieci.
Mai smettere di porsi domande.
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giovedì 10 dicembre 2009
Aiuto, si sta sciogliendo Bersani
A Copenhagen purtroppo non se ne occupano, ma da queste parti pure il partito democratico si sta sciogliendo. Bersani sgocciola di giorno in giorno fino alla trasparenza. Si disfa soffiando e sbuffando parole incomprensibili. Niente che assomigli a un’idea creativa lo sfiora, a una indignazione vera, a una incazzatura sonante. E in questo tepore svaporano anche i suoi militanti. Compresi i più coraggiosi, quelli che non se la sono sentita di voltare del tutto le spalle alla manifestazione del No B. Day. Ma che si intravedevano, alla fine del mare di gente, come orsi polari alla deriva. E che in definitiva c’erano senza esserci.
mercoledì 9 dicembre 2009
Calderoli, il rito pagano e Tettamanzi
"A Pontida Roberto annunciò che ci saremmo sposati con rito celtico. E’ stata una sua idea, per me una sorpresa – ricorda la moglie del ministro per la Semplificazione Roberto Calderoli, Sabina Negri – e Formentini, che doveva celebrare, venne da me e mi chiese: ma come si sposano i celti?”.
Le prime vere nozze padane – e pagane – le ha celebrate il 20 settembre del 1998 l’ex sindaco di Milano Marco Formentini, druido per l’occasione, nel nordico castello di Gianluca Vialli a Cremona. Sulle note verdiane di Va pensiero, suonata al pianoforte dal senatur (e ospite d’onore) Umberto Bossi, sfilava col suo abito bianco dai contorni rigorosamente verdi la Negri, diventando la bionda consorte dell’allora segretario nazionale della Lega lombarda, Calderoli. Ci tenevano a rispettare le tradizioni, ma gli ostacoli, racconta Sabina, erano tanti. Perché quelle tradizioni nessuno le conosceva: “I Celti non hanno lasciato nulla di scritto. Sapevamo solo che dovevamo scambiarci i bracciali al posto degli anelli e che dovevamo avere tanti testimoni. Io e Roberto ne avevamo quattro ciascuno, tra i miei c’era anche un ex fidanzato. Poi Formentini si è arrampicato sull’albero per raccogliere il sacro vischio”. Non è mancato il sidro, offerto dal druido agli sposi, ma per Sabina “non era affatto buono, un saporaccio. Pensavo non avessero lucidato bene il calice, Roberto credeva che ci fosse rimasto dentro il disinfettante”. Poi il “giuramento davanti al fuoco che purifica” e il tentativo, fallito, di fondere due monete in segno d’unione. Tutti commossi, a partire da Bossi che annuncia: “Non siamo Latini, fummo sconfitti dai Latini”.
Le prime vere nozze padane – e pagane – le ha celebrate il 20 settembre del 1998 l’ex sindaco di Milano Marco Formentini, druido per l’occasione, nel nordico castello di Gianluca Vialli a Cremona. Sulle note verdiane di Va pensiero, suonata al pianoforte dal senatur (e ospite d’onore) Umberto Bossi, sfilava col suo abito bianco dai contorni rigorosamente verdi la Negri, diventando la bionda consorte dell’allora segretario nazionale della Lega lombarda, Calderoli. Ci tenevano a rispettare le tradizioni, ma gli ostacoli, racconta Sabina, erano tanti. Perché quelle tradizioni nessuno le conosceva: “I Celti non hanno lasciato nulla di scritto. Sapevamo solo che dovevamo scambiarci i bracciali al posto degli anelli e che dovevamo avere tanti testimoni. Io e Roberto ne avevamo quattro ciascuno, tra i miei c’era anche un ex fidanzato. Poi Formentini si è arrampicato sull’albero per raccogliere il sacro vischio”. Non è mancato il sidro, offerto dal druido agli sposi, ma per Sabina “non era affatto buono, un saporaccio. Pensavo non avessero lucidato bene il calice, Roberto credeva che ci fosse rimasto dentro il disinfettante”. Poi il “giuramento davanti al fuoco che purifica” e il tentativo, fallito, di fondere due monete in segno d’unione. Tutti commossi, a partire da Bossi che annuncia: “Non siamo Latini, fummo sconfitti dai Latini”.
mercoledì 2 dicembre 2009
Caro Papi Natale - Le 101 domande al Reticente del Consiglio
A ridosso del No-Berlusconi-Day, arriva "Caro Papi Natale", una raccolta di 101 domande del popolo della Rete a Silvio Berlusconi (in fondo a questa presentazione troverete il link per scaricarlo).Si tratta di un libro scritto a 5000 mani. Il blog Rassegna Stanca e il suo autore (un giornalista che si firma La Rana) ha raccolto nelle ultime settimane le domande che alcune migliaia di persone hanno posto al Presidente del Consiglio per avere chiarimenti su aspetti, ancora oscuri, della sua vita di imprenditore, di politico, di premier. Donne e uomini qualunque che pensano che il premier - oltre a raccontare cosa sia successo con veline e ciarpame - debba soprattutto chiarire all’Italia come mai, fin dagli inizi della sua carriera, ci siano stati ripetuti punti di contatto con mafia, P2, corruzione, tangenti.
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Croce ed elmetto, imbecille perfetto
Dai! Dai! Facciamolo anche noi il referendum sui minareti! Che aspettiamo? Forza, gente, sveglia! Mettiamo la croce sul tricolore! Perché non osare di più? La croce e l’elmetto cornuto, simbolo di questa nuova Italia cattolico/celtica nella quale ogni montanaro potrà sposare la sua mucca ma con rito di Santa Romana Chiesa. O cacchio! Romana?
[cito/copio] “ … ci mancano solo gli appestati musulmani.”
Ebbene sì. Io ho un tale che mi scrive insulti quasi tutti i giorni, credo che prima o poi ne farò un libercolo; una sorta di breviario, una “summa” delle perle del pirla, che questa volta è partito lancia in resta alla difesa del sacro suolo italico, confondendo il minareto col lazzaretto.
martedì 1 dicembre 2009
Castelli, ecco perché Berlusconi potrebbe essere mafioso
«Mi sembra di vedere dei pentiti telecomandati per colpire un governo che sta dando veramente fastidio alla mafia». A ripetere la litania imposta da Berlusconi ai suoi fedelissimi è stato oggi Roberto Castelli. Non contento di essersi fatto ridere dietro con la proposta di ieri della croce nella bandiera italiana, il viceministro ci ha riservato l’ennesima perla di saggezza: Berlusconi non ha nulla a che fare con la mafia ed è al centro di un complotto ordito dai pm che guidano i pentiti, nonostante l’attuale governo stia annientando la mafia. Balle.
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mercoledì 25 novembre 2009
Perspicacia padana: “Ma cos’ha un trans che una donna non ha?”
Radio Padania, venerdì sera. Trasmissione dei Giovani padani. Mentre i ragazzi in studio assicurano che "gli uomini della Lega non vanno con i trans perché a noi piacciono le donne" (quasi ai livelli di Ahmadinejad: "In Iran non ci sono gay"), ché "andare coi travoni" è "roba da cani" ed i transgender andrebbero chiamati "bestie", l’unica donna del gruppo non si dà pace, e sconsolata si chiede: "Ma perché gli uomini ci vanno? Cos’ha un trans che una donna non ha?"…
martedì 24 novembre 2009
Senti che puzza, scappano anche i cani
Il Gazzettino pubblica la classifica delle truffe allo stato negli ultimi cinque anni:- Sicilia
- Veneto
- Lombardia
- Campania
- Puglia
- Piemonte
- Calabria
Non me ne vogliate, amici della Lega, se mutuo il vostro linguaggio colorito: se è vero che i cani scappano per la puzza, scappano pure dalla vostra.
via Metilparaben
***
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lunedì 23 novembre 2009
Italia dall'estero: «La Lega Nord e la purga etnica del “bianco Natale”»
Dopo il giornale belga, anche The Independent parla del razzismo italiota:Il consiglio comunale della località settentrionale italiana di Coccaglio quest’anno sogna un “bianco Natale”. Ma la melensa canzone di Bing Crosby non ha nulla a che fare con le idee della giunta. Tutt’altro: gli esponenti locali della xenofoba Lega Nord si affidano a una sorta di pulizia etnica stagionale per purificare il paese. Stanno per emettere un’ordinanza ufficiale per identificare ed espellere quanti più extracomunitari possibile prima di Natale.
Gli stronzi
Oggi in Italia volano stronzi a destra e a manca. Soprattutto a destra però. Fini, sempre in vena di smaracarsi, ha detto che «chi dice che gli stranieri sono diversi è uno stronzo». Calderoli, sentitosi evidentemente chiamato in causa, ha immediatamente replicato che «è altrettanto stronzo chi illude gli immigrati. È infatti una stronzata, per usare il linguaggio di Fini, illudere gli extracomunitari che il nostro è il Paese di "Bengodi" e che c’è lavoro per tutti, visto che il lavoro manca in primo luogo ai nostri cittadini. Fare questo è pura demagogia e allora si spalancano le porte a migliaia di persone destinate a finire nella rete delle illegalità, della criminalità o dello sfruttamento».
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