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martedì 19 gennaio 2010

L'elettroregime


Leggi ad personam. Conflitto di interessi. Ci siamo abituati. Ma non basta per comprendere lo scenario politico e culturale italiano. Giustizia e comunicazione (attorno alla vecchia prepotente televisione generalista e generale) sono - è vero - il cemento di potere della destra. Tuttavia, siamo ormai al di là delle previsioni pessimistiche d’inizio legislatura. E’ in atto davvero un tentativo di dar vita ad un ‘elettroregime’. Come prima, più di prima. E infatti. Per ciò che concerne i media, antichi e moderni o post-moderni, ci sono due novità enormi. Da ultimo, il decreto firmato dal ministro per i beni culturali Bondi sulla rideterminazione del compenso per la ‘copia privata’ e, ancor più, il decreto legislativo di Natale che intende a suo modo dare attuazione alla direttiva europea ‘Audiovisual Media Services’ (ex Direttiva ‘Tv senza frontiere’).




lunedì 18 gennaio 2010

Ricordando i viaggi di Craxi

La Fondazione Craxi è stata creata il 18 Maggio 2000 con l’obiettivo della «tutela della personalità, dell’immagine, nonché del patrimonio culturale e politico di Bettino Craxi». Anche quest’anno ha ricevuto il suo contributo statale dal Ministero della Cultura. In questi giorni è impegnata nel raggiungimento del suo obiettivo, come ci comunica il sito del Pdl:


«In occasione del decimo anniversario della scomparsa dell’On. Bettino Craxi, la Fondazione intitolata al leader socialista, presieduta da Stefania Craxi, ha in programma una serie di importanti iniziative. Innanzitutto il viaggio ad Hammamet che si svolgerà dal 15 al 17 gennaio. Nel corso della permanenza in Tunisia, la Fondazione Craxi ha organizzato per la serata del 16 gennaio (ore 21.30 presso l’Hotel “Mehari Golden Yasmine” di Hammamet) la proiezione in anteprima del nuovo docu-film “Esilio”. Domenica 17 gennaio alle ore 10.30 si terrà la cerimonia in ricordo di Bettino Craxi presso il cimitero cristiano di Hammamet. Alla commemorazione prenderanno parte il Ministro degli Esteri, Franco Frattini, il Ministro del Lavoro, Maurizio Sacconi, ed il Ministro della Funzione Pubblica, Renato Brunetta. Martedì 19 gennaio alle ore 10.00 la Fondazione Craxi terrà a Roma, presso la Sala degli Atti Parlamentari del Senato della Repubblica (Piazza della Minerva 38), la celebrazione ufficiale della figura di Bettino Craxi. Al saluto introduttivo del Presidente del Senato Renato Schifani, seguirà la Relazione di Stefania Craxi sul tema “Attualità del pensiero politico di Bettino Craxi”. I lavori proseguiranno con una Tavola Rotonda alla quale prenderanno parte, tra gli altri, Luigi Angeletti, Tarak Ben Ammar, Renato Brunetta, Giuseppe De Rita, Franco Frattini. Le conclusioni saranno affidate alle parole del Ministro Maurizio Sacconi.




giovedì 14 gennaio 2010

Internet, il Governo prepara il bavaglio


Il decreto con il quale il Governo si appresta a dare attuazione alla delega per il recepimento della direttiva Audiovisual Media Services (ex Direttiva TV senza frontiere) può a buon diritto definirsi un caso paradigmatico di conflitto di interressi. Al di fuori di qualunque previsione della direttiva e della stessa legge di delega lo schema presentato al Parlamento introduce, del tutto illegittimamente, tutta una serie di disposizioni che tendono da un lato ad impedire lo sviluppo di istruttorie in corso presso l’AGCOM, come nel caso dell’esclusione dal novero dei programmi tv delle trasmissioni Mediaset +1 o do quelle pay tv e pay per view per eludere la soglia di legge del 20%, da un altro ad eliminare le regole sui diritti residuali e sulle quote di produzione in favore dei produttori indipendenti o per rendere meno stringenti di quanto non siano già le norme in materia di pubblicità (esclusione delle telepromozioni e delle televendite dal computo del limite del 20% dell’affollamento pubblicitario quotidiano, riduzione da 45 a 30 minuti dell’intervallo tra una pubblicità, product placement consentito in modo indiscriminato in tutte le trasmissioni).
Tuttavia quello che è più grave il testo prevede pesanti disposizioni che tendono in qualche modo a controllare la rete.




Veto del governo sulla tv online


"Una riforma che cambia completamente le norme che regolano tv e Internet in Italia” e tutto ciò senza coinvolgere il Parlamento. Sono parole allarmate quelle di Paolo Gentiloni, responsabile Comunicazioni del Partito democratico: così commenta il decreto legislativo presentato dal Parlamento ora approdato in Camera e Senato per un parere obbligatorio ma non vincolante.

Il governo aveva la delega del Parlamento per recepire una direttiva europa: "Tv senza frontiere". "Una delega di sei righe" specifica Gentiloni.
Il governo ha presentato un testo di 40 pagine che contengono quella che appare come una riforma articolata. Il provvedimento prevede infatti una riduzione della pubblicità per i canali Sky; la cancellazione delle norme che tutelano il cinema italiano e la fiction indipendente; una revisione di ciò che costituisce un “programma televisivo” in maniera di permettere a Mediaset di superare il limite del 20 per cento dei ricavi complessivi del sistema integrato delle comunicazioni (Sic), previsto dalla legge Gasparri.

Ma le disposizioni riguardano anche Internet. In particolare: 1) la trasmissioni audio-visive su Internet (Web tv, dirette streaming, ma anche YouTube o YouReporter) necessiterà di un’autorizzazione del governo per operare; 2) sarà obbligatoria anche per non meglio specificati "notiziari Web" la rettifica prevista per i telegiornali ; 3) è demandata all’Agenzia delle Comunicazioni (di nomina politica) la stesura di un regolamento sul diritto d’autore per tutelare i produttori di servizi audiovisivi (quindi contro il download).
Anche Vincenzo Vita del Pd definisce le misure proposte: “Un nuovo codice delle comunicazione fatto senza il Parlamento”. E’ prevista per oggi la conferenza stampa delle opposizioni contro questo decreto che potrebbe diventare operativo molto presto.




Portarsi avanti: a cosa serve il decreto Romani


E’ straordinario come, con un solo decreto, quello firmato Paolo Romani, il governo Berlusconi voglia ottenere tre risultati, uno meno encomiabile dell’altro.
Il primo, vabbeh, è danneggiare Sky, in pratica l’unico attuale concorrente di Mediaset. E’ da più di un anno che la strategia va avanti: prima hanno speso una valanga di soldi pubblici per il digitale terrestre, poi hanno alzato le tasse sugli abbonamenti Sky, poi hanno portato via i canali satellitari Rai dalla piattaforma Sky, adesso gli riducono gli spot per legge ( presto ci sarà da divertirsi con il nuovo contratto di servizio). In un paese in cui il premier non fosse anche il proprietario di Mediaset, potremmo anche dire chissenefrega. In Italia fa schifo, perché è un’alterazione del mercato per favorire un concorrente (che è anche il capo del governo) contro un altro.
Il secondo è una cosa che potremmo chiamare conflitto d’interessi preventivo, ovvero portarsi avanti per schiacciare la concorrenza futura.




mercoledì 13 gennaio 2010

Dall’ossessione per Berlusconi a quella per il Paese

Non capisco. Negli ultimi mesi i media tradizionali (carta stampata, televisioni) hanno inseguito gli umori, e in particolare le stranezze (fan di Totò Riina, idolatri di Massimo Tartaglia, amici dei pedofili), della rete. A ogni evento seguiva la precisazione: “e su Facebook…”. Con vette paradossali come quelle toccate dal Corriere della Sera che, nel giorno dello spintone al Papa, segnalava i quattro iscritti al gruppo ”Susanna Maiolo ti devi vergognare” e i quindici membri di una pagina analoga.
Ebbene il giocattolo si deve essere, in qualche modo, rotto, se è vero che da settimane migliaia di utenti (di Facebook e non) si chiedono se aggressione a Silvio Berlusconi sia una montatura senza destare interesse (o quasi) neppure in quotidiani e telegiornali che solitamente non si lasciano sfuggire l’occasione di criminalizzare i social network o, più in generale, diffondere l’idea che la rete sia in mano ai sovversivi (parola di Gabriella Carlucci). Strano dunque che passi inosservato un gruppo con quasi seimila iscritti in cui si chiede di firmare un “esposto-denuncia” al Procuratore di Milano per “chiarire una questione di grandissima rilevanza sociale” e “definire con precisione l’idea di una grandissima messa in scena”. Il tutto con cinque dettagliatissime domande a corredo, come: “la quantità di moto dell’oggetto era tale da arrecare i danni dichiarati?”.


I complottisti sono in costante aumento, e continuano a darsi da fare. Alcuni membri del “Popolo Viola”, ad esempio, organizzano una campagna di affissioni uguale e contraria a quella del PDL di Basaglia. Altri frequentatori di Facebook chiedono addirittura una interrogazione parlamentare “per accertare la verità sulle lesioni subite dal Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi a seguito dell’aggressione”. Per non parlare dei video che impazzano su YouTube.





domenica 3 gennaio 2010

Avventarsi sull'osso

Non sono passate neanche quarantotto ore dal pacioso discorso capodannesco di Napolitano e subito i cani da guardia del Cavaliere si sono avventati sulla preda: passare norme ad personam (Bonaiuti), dare più poteri al premier (Gasparri) e già che ci siamo cambiare l’articolo 1 (Brunetta).

Ecco, quando qui si diceva che il discorso del 31 sembrava scritto da Ghedini si faceva di certo una battuta irriverente, ma soprattutto una facile profezia: agli uomini del Cavaliere non dev’essere sembrato vero che il Quirinale sdoganasse le riforme istituzionali, e infatti ci si sono buttati a pesce.





sabato 2 gennaio 2010

Genchi: “In Calabria altro che P2”. Ecco perché hanno fermato De Magistris


Sembra la P2, ma non lo è, gli somiglia molto. Una rete di intrighi, relazioni pericolose tra mondo della finanza, imprenditoria, politica e magistratura. Inseguono interessi di parte, scoperti da un magistrato rigoroso, messo alla porta. Ma non è solo la storia delle inchieste di Luigi De Magistris questo libro, il caso Genchi, edizioni Aliberti, a cura di Edoardo Montolli, è il racconto di un’Italia sepolta da trame, affari, incroci e patti luciferini. La seconda Repubblica nata dalle stragi degli anni ’90, via D’amelio si incrocia con Why not, la mega inchiesta del pubblico ministero napoletano, e in entrambe balzano fuori gli stessi nomi. C’è l’amara consapevolezza che quello che ci fanno vedere è la minima parte, dietro il proscenio c’è la verità ansimante, ridotta a brandelli. Ripercorriamo alcune significativi tasselli di questa trama oscura. Gioacchino Genchi, un funzionario di polizia, è stato superconsulente delle procure, ha seguito le indagini sulle stragi e altre inchieste sugli scandali che hanno attraversato il paese. Qualche settimana fa l’ex ministro Claudio Martelli si chiese ma chi è questo Genchi?





mercoledì 30 dicembre 2009

A Natale il regalino mafioso ad Alitaglia

Ecco come reagisce un europeo al binomio Berlusconi-Alitalia


Titoloni sulle home page di giornali e agenzie non ne ho ancora visti, ma la notizia è di una gravità inaudita. Altro che il papa col culo all’aria!
La compagnia aerea Ryanair sospende tutti i voli interni all’Italia a partire dal 24 gennaio 2010 perché l’Enac pretende che la compagnia irlandese accetti al check-in tutti i documenti diversi dalla carta d’identità.
La pretesa “illegale” - come si legge nella nota ufficiale Ryanair - che l’ente italiano ha nei confronti della compagnia privata che svolge il proprio servizio in regime di libera concorrenza, produce l’effetto desiderato: la ritirata di un operatore scomodo per Alitalia alla vigilia del sorpasso ufficiale sul mercato italiano da parte della compagnia low cost nonostante il “niet” sulla golosa tratta Linate-Fiumicino, guardacaso in regime di monopolio ad Alitalia in spregio alle normative europee di antitrust.




giovedì 24 dicembre 2009

Quando a decidere in politica è papi Silvio

Ecco cosa ha scritto, martedì 15 dicembre 2009, lo svedese Svenska Dagbladet sul nostro paese...

Mona Sahlin [la leader del partito socialdemocratico svedese, N.d.T.] chiede un timeout e Tiger Woods lascia, ma Silvio Berlusconi sembra immune dagli scandali. Il suo sorriso appare sempre impossibile da turbare – cosa che ha aumentato la forza delle immagini del viso sfigurato del primo ministro italiano.
Non è mai stata una buona idea quella di sommare potere politico a ricchezza e imperi mediatici. Invece di risolvere i problemi politici, Berlusconi ha dato nuovi contenuti alla massima che dice che ogni politica è personale. Le accuse di corruzione macchiano da tempo la figura di Berlusconi. Finora però – a differenza di suoi stretti collaboratori – è riuscito a divincolarsi dalla sbarra del tribunale. Se farà passare una proposta di legge che limita la lunghezza massima dei processi, ci riuscirà un’altra volta.
Le accuse di legami con la mafia sono state alimentate da quando un pentito ha fornito informazioni riguardo alla protezione politica collegata a una serie di attentati avvenuti nella primavera del 1994. Nell’autunno dello stesso anno, Berlusconi ha cominciato la sua carriera politica.




martedì 22 dicembre 2009

Libertà e Giustizia: inciucio no, accordo forse

L'ipotesi di un dialogo possibile diventa un caso



di Stefano Caselli


"Libertà e Giustizia non sta discutendo se sia giusto o no seguire D’Alema sulla via dell’inciucio". Parola di Sandra Bonsanti, presidente di Libertà e Giustizia, associazione che porta nel nome quella "cultura azionista" che, secondo l’ex presidente del Consiglio, "non ha mai fatto bene al Paese". "Non ho mai detto – dichiara Bonsanti – come si legge sul Corriere della Sera di ieri, che se ci fosse un ‘male minore’ da sopportare potrebbe valere la pena pagarlo, per impedire al Paese di implodere".

Un caso nato dall’articolo “Dialogare? Pensiamoci bene” pubblicato sul sito dall’Associazione dalla giornalista Patrizia Rettori. Un invito esplicito a discutere vantaggi e svantaggi dell’ipotesi dalemiana di un accordo fra Pd e Berlusconi per salvare il premier dai processi incombenti e avviare una nuova fase di riforme. C’è chi ha voluto vedere in questo l’inizio di una svolta inusuale per una comunità da sempre attenta ai temi della legalità. Niente di tutto questo.




lunedì 21 dicembre 2009

La Costituzione secondo Don Verzé


L’aggressione al presidente del consiglio è carica di effetti. Tra questi, quello di aver fatto cadere le (ultime) inibizioni linguistiche e stilistiche della maggioranza di governo e dei suoi rappresentanti. Grazie all’atmosfera di tensione prodotta dal lancio della miniatura, entriamo con maggiore chiarezza nel lessico e nella retorica berlusconiane. A stupire non è tanto la violenza nella scelta delle parole per commentare, spiegare (e condannare) l’aggressione: “mandanti morali”, “terroristi mediatici”, “network dell’odio”, “cattivi maestri”. I campi semantici da cui espressioni del genere provengono, infatti, li intuiscono tutti: da un lato, quello generato dagli anni di piombo, lontano nel tempo ma prontamente e rozzamente rispolverato per l’occasione; dall’altro, quello del terrorismo islamico (cavalcato, in Italia, dalla Lega e dalla destra più estrema in modo esemplare).





Aiutaci a difendere la libertà in internet: basta una firma!



Allora, amici, la storia è questa: siccome dopo il lancio del duomo a Berlusconi se ne sono sentite di tutti i colori (chi vuole eliminare l'anonimato su internet, chi vuole mettere filtri alla navigazione, chi paragona Facebook alle Brigate Rosse e via discorrendo), è arrivata l'ora di mettere in piedi un dibattito costruttivo in cui venga spiegato quali sono i meccanismi di Internet, quali insidie nasconde e quali incredibili opportunità offre per lo sviluppo di una società aperta.




sabato 19 dicembre 2009

Ma nelle altre democrazie Facebook non lo censura nessuno


Domenica scorsa la politica italiana ha scoperto Facebook. Per i servizi segreti Massimo Tartaglia, lo psicolabile che ha aggredito Silvio Berlusconi ha agito da solo. Ma la maggioranza di governo si è dedicata al tiro al piccione contro la rete e i social network. Gasparri ha parlato di Internet come potenziale "spazio di violenza, di associazione per delinquere, strumento per spaccio di droga". Renato Schifani, presidente del Senato, ha tuonato: "Negli anni '70, che pure furono pericolosi non c'erano questi momenti aggregativi che ci sono su questi siti. Così si rischia di alimentare l'odio che alligna in alcune frange. Qualcosa va fatto. Ho preso atto che si procederà ad una regolamentazione via legge ordinaria. Ha fatto bene. Il Parlamento lo farà". Per Schifani "questi siti" (Facebook solo in Italia ha 13 milioni di iscritti) suonano ancora più pericolosi delle Brigate Rosse, di Prima Linea, dei Nar, e delle decine di gruppi che tra il 1969 e il 1985 si resero protagonisti di 12.770 episodi di violenza terroristica, ferirono oltre cinquemila persone uccidendone 342.




venerdì 18 dicembre 2009

Travaglio: “Cicchitto piduista? E dove sta la diffamazione?”


«Chi dice a Cicchitto che è un piduista lo diffama? Sarebbe come se uno scout si sentisse diffamato perché gli dai dello ’scout’. Ognuno si iscrive ai circoli ricreativi che vuole…». Lo ha detto Marco Travaglio a margine della presentazione del libro “Il Caso Genchi, storia di un uomo in balia dello Stato”.




giovedì 17 dicembre 2009

Le teorie cospirazioniste sul ferimento Berlusconi

è particolarmente odioso quando qualcuno prova a manipolare un fatto, tragico, come il ferimento di un'alta carica dello Stato: ma non si può mai rinunciare a indagare, a parlare, a informare, a cercare la verità.

Qualche ora fa, sulla pagina della Libertà di Stampa, ho condiviso con gli oltre 17.800 fan un video che negli ultimi giorni ha sfiorato le 90.000 visualizzazioni su YouTube e che mette in risalto alcuni particolari strani del ferimento di B.:



Questo mi ha attirato delle critiche, perché alcuni pensano che avrei dovuto "filtrare" questo tipo di lettura, bollata come evidentemente tendenziosa e palesemente falsa. Chi è fan della libertà di stampa dovrebbe capire che ogni punto di vista deve trovare spazio su un qualche medium, e debba essere valutato seriamente: poi se è destinato a non convincere, non convincerà.

Io sono dell'idea che B. non si sia preparato l'aggressione da solo, ma riguardo a questa teoria ci sono degli elementi contro e altri a favore, su cui vorrei ragionare.




Berlusconi in piazza Duomo, due video per capire

Nei due video che pubblichiamo di seguito potete vedere le contestazioni di domenica 13 dicembre al poco affollato comizio di Silvio Berlusconi, tenuto in un angolo di Piazza del Duomo a Milano. Le contestazioni sono esclusivamente verbali e, in più di un caso, a protestare contro il premier (o a sostenerlo) sono dei passanti impegnati nelle compere natalizie.

Eppure gli esponenti della maggioranza e i media loro vicini hanno parlato di “300 violenti” e di collegamenti evidenti con Massimo Tartaglia, lo psicolabile protagonista della vergognosa aggressione al Presidente del consiglio. Un teorema che si poteva leggere con chiarezza a pagina 2 de Il Giornale di martedì 15 dicembre: “Quelli che lo hanno istigato ora liquidano l'attentatore come un pazzo. Ma in piazza c'erano altri 300 violenti come lui”.




mercoledì 16 dicembre 2009

Squadristi piduisti


Riportiamo l’odierno intervento parlamentare di Fabrizio Cicchitto, capogruppo Pdl alla Camera, intervenuto nel dibattito sull’informativa del governo inerente l’aggressione a Silvio Berlusconi. Ricordiamo che l’onorevole è stato iscritto alla P2, alla quale risultava affiliato tramite la tessera 2232.





Italiani, pronti alla svolta cinese di internet?


Nel preciso istante della collisione tra il souvenir meneghino e le labbra del nostro presidente del Consiglio, è iniziato in Italia un processo di modernizzazione. Se qualche anno fa qualcuno avesse ipotizzato una virata delle istituzioni italiane verso la politica cinese del controllo mediatico, sarebbe stato additato come un pazzo o un vecchio catorcio stalinista, portatore di povertà terrore e morte, citando fonti autorevoli del nostro ordinamento statale attuale.
Invece sta succedendo ora, e noi non siamo pronti.
La stretta che il ministro Maroni ha annunciato per “le manifestazioni ed i siti internet” sembrano le dichiarazioni di un funzionario qualsiasi della Repubblica Popolare Cinese.
Suo Huijin, una studentessa di giornalismo della Tsinghua University di Pechino, ha analizzato lo sviluppo di Wikipedia in Cina, intervistando un funzionario delle agenzie di controllo istituite dal governo cinese per monitorare il traffico di dati nel web.




I cupi schermi della propaganda


La circostanza davvero orribile è che mentre tutti i commenti “da sinistra” iniziano con la più scontata (e condivisibile) delle premesse, la condanna del gesto violento, la pietà per quel volto insanguinato e spaventato del premier, tutti i commenti “da destra” non premettono nulla, addentano l’osso della notizia e accusano. Cercano “i mandanti morali”. Li scovano. Secondo Fabrizio Cicchito sono Eugenio Scalfari, la Repubblica, Annozero. Secondo i senatori della pdl, Marco Travaglio, Di Pietro, Il Fatto. Secondo tutti: “gli odiatori dell’opposizione”, i manifestanti del No B. Day., i fomentatori della campagna d’odio, il quale odio si sarebbe esercitato sfruttando le rivelazioni sessuali sulla vita privata del premier, le inchieste giudiziarie, i fallimenti dell’azione di governo, gli scollamenti della maggioranza.