Visualizzazione post con etichetta lavoro. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta lavoro. Mostra tutti i post

venerdì 15 gennaio 2010

Dal dito alla luna: perché l’immigrazione in Italia è una risorsa e non una minaccia


Dopo i tragici fatti di Rosarno, si è fatto un gran parlare di immigrazione. Bondi ha dato la colpa alla sinistra, la sinistra ha dato la colpa a Maroni, Maroni l’ha data a chi è stato “troppo tollerante” con i clandestini, Feltri se l’è presa con chi spara ai “negri” invece di sparare ai mafiosi e Battista se l’è presa con Feltri perché ha usato una g di troppo. Per sgombrare il campo da pregiudizi di natura politica, e farsi un’idea di come le statistiche ufficiali catturino il fenomeno, consiglio la lettura della relazione di Fadi Hassan e Luigi Minale per Quattrogatti.info intitolata L’immigrazione in Italia: risorsa o minaccia? che, nello stile oramai consueto del gruppo di lavoro, unisce semplicità e rigore informativo.
I dati raccolti dal duo ci aiutano a sfatare alcuni miti. Prima di tutto, quelli riguardanti il mercato del lavoro: non è vero, ad esempio, che gli stranieri sottraggano lavoro agli italiani o ne causino una diminuzione del salario; e questo, si badi bene, nemmeno (se non in piccola parte) per la manodopera meno qualificata. Le caratteristiche di complementarietà del mercato del lavoro immigrato e nativo fanno addirittura sì che la presenza dei primi abbia impatti positivi sui secondi in possesso di un titolo di laurea e sull’impiego femminile.
E ancora: gli immigrati non sono affatto un costo per lo Stato. In termini fiscali, infatti, questi ultimi sono responsabili del 4% delle entrate e solo del 2,5% delle spese. Il tutto producendo il 10% del PIL nonostante immigrato sia solamente il 6,5% della popolazione. E abbassando, grazie alla giovane età, l’indice di dipendenza di un Paese le cui spese pensionistiche e per la sanità costituiscono una imponente voce di costo. Per questa ragione è vero, concludono Hassan e Minale: gli immigrati “pagano le nostre pensioni”.




venerdì 13 novembre 2009

Celentano aveva torto

Renato Brunetta vede fannulloni come i tori vedono rosso. Un colore a caso. E' giusto: chi non lavora non fa l'amore, diceva Celentano, e questa dovrebbe essere la prova schiacciante che sia Marrazzo che Berlusconi sono dei gran lavoratori.

Celentano aveva torto. C'è chi in parlamento ha lavorato talmente poco da far sembrare Luca Barbareschi, con il suo tasso di assentesimo al 52,30%, un vero e proprio stacanovista.

Ecco tre deputati super-fannulloni della XV legislatura:




giovedì 12 novembre 2009

Il 14 i lavoratori in piazza: che farà l'informazione?


La crisi e la sua vastità, i problemi enormi che causano ai lavoratori, alle lavoratrici e al tessuto produttivo del paese e, la mancanza degli interventi necessari a tutelare chi lavora e a non chiudere imprese, troppo spesso scompaiono dall’informazione. Quando se ne parla spesso lo si fa in forma distorta, per cui: la difficoltà ad arrivare a fine mese diventa una percezione, le persone da mesi in cassa integrazione diventano i garantiti, i precari senza tutele scompaiono dietro il falso slogan nessuno sarà lasciato solo.




venerdì 6 novembre 2009

Bersani e dieci giorni DI NULLA


Forse è stato sorpreso dalla sua elezione a segretario. Era la notte tra il 25 e il 26 ottobre quando le primarie del Pd hanno segnato la vittoria di Bersani. Da allora dieci giorni abbondanti pieni di nulla. Qualche, anzi tante dichiarazioni ai Tg e alle agenzie di stampa sulla politica di giornata. E un’agenda fitta di incontri con possibili, potenziali alleati del Pd. Insomma Bersani sta studiando, si sta documentando, si sta orientando. Evidentemente non pensava di diventare il leader del maggior partito di opposizione, altrimenti sarebbe arrivato, diciamo così, preparato.




martedì 3 novembre 2009

Mini-stro Brunetta, basta prenderci per i fondelli

Tra le novità introdotte per la riforma della Pubblica amministrazione c’è la pubblicazione dei redditi dei dirigenti pubblici e la rilevazione delle assenze negli uffici. Sbandierati come una rivoluzione. Sono provvedimenti giusti, ma la loro applicazione è una presa in giro.

La legge n. 69 del 18 giugno 2009 norma le “Disposizioni per lo sviluppo economico, la semplificazione, la competitività nonché in materia di processo civile”. Tra l’altro prevede Trasparenza sulle retribuzioni dei dirigenti e sui tassi di assenza e di maggiore presenza del personale. L’art. 21 prevede che “tutte le pubbliche amministrazioni debbano rendere note, attraverso i propri siti internet, alcune informazioni relative ai dirigenti (curriculum vitae, retribuzione, recapiti istituzionali) e i tassi di assenza e di presenza del personale, aggregati per ciascun ufficio dirigenziale.” Il ministro Brunetta considera queste innovazioni fondamentali per aumentare la trasparenza nella Pa, l’informazione dell’opinione pubblica e quindi l’efficienza degli uffici. Alla legge è stata data attuazione con due successive circolari del ministro. Vediamo cosa dicono.




lunedì 2 novembre 2009

Intervista SHOCK: a Barbareschi non bastano 23mila euro al mese e deve fare un (altro) lavoro


"Non faccio niente. Ma con un impegno della madonna...", recita Luca Barbareschi nel suo ultimo lavoro teatrale.
Lui è regista e primo attore di un musical nato da un'idea di Giorgio Gaber. Gira l'Italia. Ancona, Roma, Napoli, Crotone e ancora...



Mi scusi, come concilia un impegno del genere con la sua attività di parlamentare?

"Beh, non capisco la domanda: ho oltre l'80% di presenze"

Sicuro? I dati ufficiali della Camera raccontano di un 47,70%...

"Ah si. Vabbè, è quasi la metà. E' la stessa cosa".





domenica 1 novembre 2009

Bei risultati, Brunetta!


Dopo gli strabilianti risultati di agosto (16,7%) e di settembre (24,2%), a ottobre si registra un poderoso 25%. Di cosa stiamo parlando? Delle assenze nel settore pubblico, ovviamente. Ma i dati non si riferiscono al calo, ma anzi all'aumento. Lo ha ammesso pochi minuti fa lo stesso Brunetta, con tono stranamente meno isterico del solito, a RTL 102.5:




giovedì 22 ottobre 2009

I dati sulla crisi, al di là della propaganda di regime

Le chiacchiere del Palazzo smentite da una situazione drammatica.
Sono oltre tre milioni e mezzo i lavoratori ‘precari’ in Italia e tra loro la maggioranza (il 58,7 per cento) è composta da donne. Le regioni del Sud come al solito sono quelle che subiscono di più il fenomeno concentrato prevalentemente nei servizi pubblici, negli alberghi, nei ristoranti e nell’agricoltura.
Lo ha "scoperto" un’indagine dell’Associazione Artigiani e Piccole Imprese Mestre. La ricerca ha evidenziato che chi non ha nessun titolo di studio patisce di più la situazione.
I contratti a tempo determinato o di collaborazione raggiungono il 15 per cento dell’intero mercato del lavoro.  Le figure professionali più numerose sono i lavoratori a termine, i dipendenti part time, i collaboratori che presentano contemporaneamente tre diverse attività e i liberi professionisti e lavoratori in proprio - le cosiddette Partite Iva - che presentano anche loro almeno tre differenti contrattualizzazioni.