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martedì 12 gennaio 2010

Le parole pacate degli uomini di chiesa



Monsignor Giacomo Babini, Vescovo emerito di Grosseto:
  • L' Islam é una giusta punizione del Signore davanti alla nostra ignavia di cristiani.
  • Maometto era un predone, ma anche un mercante senza scrupoli. Aveva del talento, altrimenti non avrebbe fatto quel che ha realizzato, ma con violenza, come violento é il Corano.
  • Siamo in tempo ancora a fermare la pericolosa espansione islamica che difficilmente si arresta. Vedo un pericolo grave di islamizzazione.
  • Sull'omosessualità la chiesa chiede delicatezza e misericordia e sono in sintonia. Ma rimango dell'idea, tolte rare eccezioni, che sia figlia del vizio e della depravazione.
Come si dice: quando i tempi si fanno difficili, qualche parolina di distensione dalla Santa Sede è proprio quello che ci vuole.




lunedì 11 gennaio 2010

La Chiesa: contro l'aborto, incitazione allo stupro


Javier Martinez, Arcivescovo di Granada, sull'aborto:

Pero matar a un niño indefenso, ¡y que lo haga su propia madre! Eso le da a los varones la licencia absoluta, sin límites, de abusar del cuerpo de la mujer.
Il che, tradotto in italiano, dovrebbe suonare più o meno così:
Però uccidere un bambino indifeso, e che lo faccia la sua stessa madre! Questo dà agli uomini la libertà assoluta, senza limiti, di abusare del corpo delle loro donne.
Ora, va bene schierarsi contro l'aborto: però incitare impunemente gli uomini a violentare le proprie compagne qualora costoro abbiano deciso di interrompere una gravidanza mi pare davvero troppo.

Sarebbe interessante chiedersi cosa ne pensi, l'Arcivescovo Martinez, dell'eventualità di abortire nel caso in cui dopo gli abusi che auspica le donne restino di nuovo incinte: anche se probabilmente, per il momento, è meglio sospendere il quesito e non conoscere la risposta.

Mi pare che per oggi abbiamo fatto il pieno di atrocità.





mercoledì 30 dicembre 2009

La Lega Santa



La Padania oggi in edicola chiede a gran voce, nell’editoriale di Enrico Macchi (Tendere la mano è inutile) e alle pagine 4-7, una nuova Lepanto per fermare la “nuova valanga islamica alle porte”.
La storia, profetizza Umberto Bossi, si ripete. E oggi, proprio come XVI secolo, “i paesi costieri venivano assaltati, le chiese incendiate, le campane distrutte, gli uomini e le donne ridotti in schiavitù, si chiedevano ingenti riscatti per restituirli alle loro famiglia”: “facile allora il parallelo tra gli accadimenti di allora e gli eventi di questi giorni”. C’è, tuttavia, una differenza: la Cristianità di oggi, contrariamente a quella di Pio V, manca di “vis pugnandi. Nelle parole di Macchi:




mercoledì 9 dicembre 2009

Calderoli, il rito pagano e Tettamanzi

"A Pontida Roberto annunciò che ci saremmo sposati con rito celtico. E’ stata una sua idea, per me una sorpresa – ricorda la moglie del ministro per la Semplificazione Roberto Calderoli, Sabina Negri – e Formentini, che doveva celebrare, venne da me e mi chiese: ma come si sposano i celti?”.

Le prime vere nozze padane – e pagane – le ha celebrate il 20 settembre del 1998 l’ex sindaco di Milano Marco Formentini, druido per l’occasione, nel nordico castello di Gianluca Vialli a Cremona. Sulle note verdiane di Va pensiero, suonata al pianoforte dal senatur (e ospite d’onore) Umberto Bossi, sfilava col suo abito bianco dai contorni rigorosamente verdi la Negri, diventando la bionda consorte dell’allora segretario nazionale della Lega lombarda, Calderoli. Ci tenevano a rispettare le tradizioni, ma gli ostacoli, racconta Sabina, erano tanti. Perché quelle tradizioni nessuno le conosceva: “I Celti non hanno lasciato nulla di scritto. Sapevamo solo che dovevamo scambiarci i bracciali al posto degli anelli e che dovevamo avere tanti testimoni. Io e Roberto ne avevamo quattro ciascuno, tra i miei c’era anche un ex fidanzato. Poi Formentini si è arrampicato sull’albero per raccogliere il sacro vischio”. Non è mancato il sidro, offerto dal druido agli sposi, ma per Sabina “non era affatto buono, un saporaccio. Pensavo non avessero lucidato bene il calice, Roberto credeva che ci fosse rimasto dentro il disinfettante”. Poi il “giuramento davanti al fuoco che purifica” e il tentativo, fallito, di fondere due monete in segno d’unione. Tutti commossi, a partire da Bossi che annuncia: “Non siamo Latini, fummo sconfitti dai Latini”.




mercoledì 25 novembre 2009

Schifani e la Mafia, parla David Lane, dell'Economist


“Pronto? Sì, mi dica”. Scusi, la chiamo per porle qualche domanda su Renato Schifani: non so se ha letto l’inchiesta di Marco Lillo, pubblicata venerdì, sul coinvolgimento del presidente del Senato in una vicenda legata ad alcuni capi della mafia. “Certo, ma c’è poco sa stupirsi...”. Cosa? “Ha presente che paese è diventato l’Italia?”. Già. Così parliamo con David Lane per avere un occhio “neutro” sul nostro paese: lui, da trent’anni vive nello Stivale, inviato dell’Economist, scrittore e autore di importanti inchieste sul malaffare, come L’ombra del potere. Ci risponde con una calma serafica. La calma di chi sa, e ha le prove.

Quindi...
Semplice, quest’inchiesta si inserisce perfettamente in un clima politico marcio, dove nessuno si prende le sue responsabilità. Figurarsi le dimissioni.





martedì 17 novembre 2009

Suvvia, cerchiamo di essere seri

Joseph Ratzinger alla FAO:

Non e' possibile continuare ad accettare opulenza e spreco, quando il dramma della fame assume dimensioni sempre maggiori.





Darò fuoco alle terre dei serbi

Il sito dell'UAAR, come sempre puntualissimo, segnala che il Papa ha deciso di ricevere con tutti gli onori questo personaggio qua.




Non c'è che dire: in un momento nel quale la xenofobia, l'intolleranza e lo squadrismo militante sembrano dilagare, si tratta proprio di un gran bel segnale.

via Metilparaben

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mercoledì 11 novembre 2009

Cattolici a targhe alterne


Sempre più bello questo Paese chiamato Italia, sempre in vena di farsi riconoscere in un modo o nell’altro. Lo conferma ciò che è successo in questi giorni. Basta pensare alle reazioni alla sentenza della Corte dei diritti dell’uomo sul crocefisso nelle aule.
Non entriamo nel merito della vicenda. Registriamo però che se uno dei simboli della religione cattolica deve essere difeso da blasfemi, qualcosa in questo Paese non torna. Senza sparare nel mucchio, facciamo i nomi e i cognomi: trattasi di Roberto Calderoli, Daniela Garnero (ora Santanché) e Silvio Berlusconi. Per far capire come i suddetti non possano difendere il crocefisso, forniamo un breve riepilogo della carriera profanatrice dei 3.




martedì 10 novembre 2009

Farsi lavare i vetri per lavarsi la coscienza


Non ce l'ho affatto con i lavavetri: credo anzi che in genere chi si può permettere una quarantina di euro a settimana per la benzina possa sostenere senza troppi problemi una spesa aggiuntiva di qualche centesimo e dare una mano a un disgraziato che non ha manco i soldi per mangiare; allo stesso modo, credo che il fastidio di dover far segno di no con la testa due o tre volte, se non si hanno o non si vogliono spendere quei soldi, non sia esattamente un dramma: almeno non più di quanto sia seccante sopportare quello dietro che suona il clacson ogni sette secondi, quell'altro che passa col giallo anche se è chiaro che resterà in mezzo all'incrocio e lo bloccherà, quell'altro ancora che parcheggia in doppia file per comprare il giornale e strozza la strada provocando una coda lunga due chilometri.




lunedì 9 novembre 2009

Maometto era pedofilo ma Giuseppe non scherzava


Le straordinarie scoperte sull’Islam della Santanchè non mi pare giovino granchè alle nostre mitiche radici giudaico-cristiane, rischiando di riaprire l’imbarazzante dibattito storico sull’età di Maria e Giuseppe al momento del loro matrimonio: qualcosa di simile alla differenza anagrafica tra Silvio e Noemi, per capirci.

via Piovono Rane


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Don Paolo Farinella, prete, scrive sul blog di Beppe Grillo:


I giornali del giorno 5 novembre 2009, riportano la foto di Berlusconi che tiene in mano un Crocifisso, abbastanza grande. Le cronache dicono che glielo abbia dato il prete di Fossa, nell’ambito della consegna delle case. Se c’è una immagine blasfema è appunto questa: colui che ha varato una legge incivile contro i "cristi immigrati", che parla di "difesa dei valori cristiani". Un prete che consegna il crocifisso a Berlusconi è uno spergiuro come e peggio di lui. Povero Cristo! Difeso da una massa di ladroni che non solo lo beffeggiano, ma lo crocifiggono di nuovo con la benedizione del Vaticano, che per bocca del suo esimio segretario di Stato, ringrazia il governo per il ricorso che presenterà alla Corte di appello di Strasburgo.




domenica 8 novembre 2009

Santanché, che mi dice di Gesù Cristo?


"Maometto per noi era poligamo e pedofilo, perchè aveva nove mogli e l'ultima di nove anni": lo ha detto Daniela Santanchè, leader del movimento per l'Italia, nel corso del programma Domenica Cinque su Canale 5, durante un dibattito sulla decisione della Corte Europea di Strasburgo di vietare l'affissione del crocifisso nelle scuole.

Adottando lo stesso acuto punto di vista di questa stimata intellettuale, allora si potrebbe tranquillamente ipotizzare che:




Cristianesimo leghista


In un'intervista al Giornale Flavio Tosi, sindaco leghista di Verona, rivela di non aver rimosso dal suo ufficio il crocifisso, ma al contrario di aver aggiunto l'immagine di Benedetto XVI e tolto quella di Giorgio Napolitano. Tra le varie argomentazioni addotte dal sindaco a sostegno della sua singolare decisione spicca la seguente:




venerdì 6 novembre 2009

Ma io difendo quella croce


Dipendesse da me, il crocifisso resterebbe appeso nelle scuole. E non per le penose ragioni accampate da politici e tromboni di destra, centro, sinistra e persino dal Vaticano. Anzi, se fosse per quelle, lo leverei anch’io.

Fa ridere Feltri quando, con ignoranza sesquipedale, accusa i giudici di Strasburgo di “combattere il crocifisso anziché occuparsi di lotta alla droga e all’immigrazione selvaggia”: non sa che la Corte può occuparsi soltanto dei ricorsi degli Stati e dei cittadini per le presunte violazioni della Convenzione sui diritti dell’uomo. Fa tristezza Bersani che parla di “simbolo inoffensivo”, come dire: è una statuetta che non fa male a nessuno, lasciatela lì appesa, guardate altrove. Fa ribrezzo Berlusconi, il massone puttaniere che ieri pontificava di “radici cattoliche”. Fanno schifo i leghisti che a giorni alterni impugnano la spada delle Crociate e poi si dedicano ai riti pagani del Dio Po e ai matrimoni celtici con inni a Odino. Fa pena la cosiddetta ministra Gelmini che difende “il simbolo della nostra tradizione” contro i “genitori ideologizzati” e la “Corte europea ideologizzata” tirando in ballo “la Costituzione che riconosce valore particolare alla religione cattolica”. La racconti giusta: la Costituzione non dice un bel nulla sul crocifisso, che non è previsto da alcuna legge, ma solo dal regolamento ministeriale sugli “arredi scolastici”.





giovedì 5 novembre 2009

Un po' di domande a Ruini (che non si fa mai i fatti suoi)

Il cardinale Camillo Ruini invita i cattolici a "lasciare" i partiti politici dove non ci sia più "spazio" per loro. "I cattolici - argomenta Ruini - devono essere coerenti con i valori umani essenziali anche nel campo legislativo e politico. Nella misura in cui questa coerenza e' esercitabile nell'una o nell'altra formazione politica i cattolici possono svolgervi il loro compito. Se invece constatano che in una determinata formazione non ci sia piu' spazio, allora per coerenza dovrebbero rinunciare a quella collocazione politica".
Un po' di domande al nostro santone lateranense: