Un famoso quotidiano tedesco parla del caso di Rosarno:
Le Nazioni Unite criticano aspramente le autorita’ italiane per le aggressioni contro gli immigrati in Calabria. Lo stato avrebbe dovuto combattere piu’ fortemente il razzismo, dicono alcuni rappresentanti delle Nazioni Unite. La politica deve orientarsi agli “standard internazionali” per i diritti umani.
Dopo le rivolte con 67 feriti in Calabria è cominciato un dibattito sulla violenza contro gli immigrati in Italia. Martedi’, le Nazioni Unite hanno chiesto alle autorità italiane di combattere fortemente tali eventi di razzismo. Un rappresentante della Conferenza Episcopale Italiana ha messo in evidenza che i diritti umani dei migranti devono essere rispettati.
Jorge Bustamante e Githu Muigai, delegati speciali delle Nazioni Unite per i diritti dei migranti e contro il razzismo, hanno dichiarato a Ginevra che le autorità italiane dovrebbero adottare “tutte le misure necessarie per combattere il crescente atteggiamento xenofobo nei confronti dei lavoratori migranti”. E’ più che mai necessario che le autorità prendano provvedimenti contro il “discorso di odio” e perseguitino “le azioni razziste e violente di individui”. Contemporaneamente, i rappresentanti delle Nazioni Unite chiedono alle autorita’ italiane di migliorare le “terribili condizioni di lavoro e vita” degli immigrati. In piu’ deve essere perseguita una politica di immigrazione coerente con “le norme internazionali di diritti umani”.
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venerdì 15 gennaio 2010
martedì 12 gennaio 2010
Le parole pacate degli uomini di chiesa
- L' Islam é una giusta punizione del Signore davanti alla nostra ignavia di cristiani.
- Maometto era un predone, ma anche un mercante senza scrupoli. Aveva del talento, altrimenti non avrebbe fatto quel che ha realizzato, ma con violenza, come violento é il Corano.
- Siamo in tempo ancora a fermare la pericolosa espansione islamica che difficilmente si arresta. Vedo un pericolo grave di islamizzazione.
- Sull'omosessualità la chiesa chiede delicatezza e misericordia e sono in sintonia. Ma rimango dell'idea, tolte rare eccezioni, che sia figlia del vizio e della depravazione.
lunedì 11 gennaio 2010
La Chiesa: contro l'aborto, incitazione allo stupro
Javier Martinez, Arcivescovo di Granada, sull'aborto:
Sarebbe interessante chiedersi cosa ne pensi, l'Arcivescovo Martinez, dell'eventualità di abortire nel caso in cui dopo gli abusi che auspica le donne restino di nuovo incinte: anche se probabilmente, per il momento, è meglio sospendere il quesito e non conoscere la risposta.
Mi pare che per oggi abbiamo fatto il pieno di atrocità.
Pero matar a un niño indefenso, ¡y que lo haga su propia madre! Eso le da a los varones la licencia absoluta, sin límites, de abusar del cuerpo de la mujer.Il che, tradotto in italiano, dovrebbe suonare più o meno così:
Però uccidere un bambino indifeso, e che lo faccia la sua stessa madre! Questo dà agli uomini la libertà assoluta, senza limiti, di abusare del corpo delle loro donne.Ora, va bene schierarsi contro l'aborto: però incitare impunemente gli uomini a violentare le proprie compagne qualora costoro abbiano deciso di interrompere una gravidanza mi pare davvero troppo.
Sarebbe interessante chiedersi cosa ne pensi, l'Arcivescovo Martinez, dell'eventualità di abortire nel caso in cui dopo gli abusi che auspica le donne restino di nuovo incinte: anche se probabilmente, per il momento, è meglio sospendere il quesito e non conoscere la risposta.
Mi pare che per oggi abbiamo fatto il pieno di atrocità.
martedì 5 gennaio 2010
Appuntamento con la memoria. Ricordando Pippo Fava
5 gennaio 1984. E' sera. Una pioggerellina battente moltiplica i riflessi dei lampioni sulla strada e sui cocci di vetro sparsi ovunque. Sono qui con inquirenti e colleghi accanto all'auto con i vetri infranti dai colpi sparati alla testa di Pippo Fava, mio direttore al Giornale del Sud, fondatore dei Siciliani, cronista, maestro di cronisti. Il corpo è stato portato in ospedale per impedire un'accurata perizia balistica coi limitati mezzi del tempo.
Ogni anno avverto lo stesso senso di freddo. Ogni anno le stesse domande senza risposta. Ma Pippo Fava, 26 anni dopo, è vivo in noi e in quei giovani che a quel tempo non erano ancora nati. Perché il 5 gennaio è un appuntamento con la memoria.
Ogni anno avverto lo stesso senso di freddo. Ogni anno le stesse domande senza risposta. Ma Pippo Fava, 26 anni dopo, è vivo in noi e in quei giovani che a quel tempo non erano ancora nati. Perché il 5 gennaio è un appuntamento con la memoria.
mercoledì 30 dicembre 2009
La Lega Santa
La Padania oggi in edicola chiede a gran voce, nell’editoriale di Enrico Macchi (Tendere la mano è inutile) e alle pagine 4-7, una nuova Lepanto per fermare la “nuova valanga islamica alle porte”.
La storia, profetizza Umberto Bossi, si ripete. E oggi, proprio come XVI secolo, “i paesi costieri venivano assaltati, le chiese incendiate, le campane distrutte, gli uomini e le donne ridotti in schiavitù, si chiedevano ingenti riscatti per restituirli alle loro famiglia”: “facile allora il parallelo tra gli accadimenti di allora e gli eventi di questi giorni”. C’è, tuttavia, una differenza: la Cristianità di oggi, contrariamente a quella di Pio V, manca di “vis pugnandi“. Nelle parole di Macchi:martedì 22 dicembre 2009
Muore in cella il "negro" che aveva visto il pestaggio a Teramo
Metilparaben dice bene: "sarà una triste coincidenza", ma intanto è morto in circostanze ancora da appurare Uzoma Emeka, 32 anni, di nazionalità nigeriana, passato alla cronaca per essere stato citato ("il negro") nella registrazione di uno degli uffici degli agenti di polizia del carcere di Teramo.
mercoledì 16 dicembre 2009
Maroni denunciato per resistenza a pubblico ufficiale: lo sapevi?
In fondo a questo articolo troverete un video che vi chiedo di guardare, ma prima ricordatevi che l'omino che sta parlando è stato condannato nel 1998 per oltraggio e resistenza a pubblico ufficiale: durante una perquisizione in una sede della Lega Nord, l'attuale Ministro dell'Interno Roberto Maroni aveva cercato di mordere una caviglia a un agente di polizia.
Ma come ministro? Mordere caviglie alle forze dell'ordine non è violenza, e chi contesta il governo è un facinoroso?
Ma come ministro? Mordere caviglie alle forze dell'ordine non è violenza, e chi contesta il governo è un facinoroso?
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martedì 15 dicembre 2009
Io confesso - FANTASTICO! - FATE GIRARE!
di Marco Travaglio, pubblicato su Il Fatto Quotidiano del 15 dicembre 2009
Ebbene sì, han ragione Cicchitto, Capezzone e Sallusti, con rispetto parlando. Inutile negare l’evidenza, non ci resta che confessare: i mandanti morali del nuovo caso Moro siamo noi di Annozero e del Fatto, in combutta con la Repubblica e le procure rosse. Come dice Pigi Battista sul Corriere, abbiamo creato “un clima avvelenato”, di “odio politico”, roba da “guerra civile”. Le turbe psichiche che da dieci anni affliggono l’attentatore non devono ingannare: erano dieci anni che il nostro uomo, da noi selezionato con la massima cura (da notare le iniziali M.T.), si fingeva pazzo per preparare il colpo. E la poderosa scorta del premier che si è prodigiosamente spalancata per favorire il lancio del souvenir (come già con il cavalletto in piazza Navona) non è che un plotone di attivisti delle Brigate Il Fatto, colonna milanese Annozero. Siamo stati noi. Abbiamo spacciato per cronaca giudiziaria il racconto dei processi Mills, Mondadori e Dell’Utri, nonché la lettura delle relative sentenze, mentre non era altro che “antiberlusconismo” per aprire la strada ai terroristi annidati nei centri di igiene mentale. Ecco perché non ci siamo dedicati anche noi ai processi di Cogne, Garlasco, Erba e Perugia: per “ridurre l’avversario a bersaglio da annichilire” (sempre Battista, chiedendo scusa alle signore).
Ebbene sì, han ragione Cicchitto, Capezzone e Sallusti, con rispetto parlando. Inutile negare l’evidenza, non ci resta che confessare: i mandanti morali del nuovo caso Moro siamo noi di Annozero e del Fatto, in combutta con la Repubblica e le procure rosse. Come dice Pigi Battista sul Corriere, abbiamo creato “un clima avvelenato”, di “odio politico”, roba da “guerra civile”. Le turbe psichiche che da dieci anni affliggono l’attentatore non devono ingannare: erano dieci anni che il nostro uomo, da noi selezionato con la massima cura (da notare le iniziali M.T.), si fingeva pazzo per preparare il colpo. E la poderosa scorta del premier che si è prodigiosamente spalancata per favorire il lancio del souvenir (come già con il cavalletto in piazza Navona) non è che un plotone di attivisti delle Brigate Il Fatto, colonna milanese Annozero. Siamo stati noi. Abbiamo spacciato per cronaca giudiziaria il racconto dei processi Mills, Mondadori e Dell’Utri, nonché la lettura delle relative sentenze, mentre non era altro che “antiberlusconismo” per aprire la strada ai terroristi annidati nei centri di igiene mentale. Ecco perché non ci siamo dedicati anche noi ai processi di Cogne, Garlasco, Erba e Perugia: per “ridurre l’avversario a bersaglio da annichilire” (sempre Battista, chiedendo scusa alle signore).
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A proposito di censure on line
Vedo che c’è un gran daffare a Palazzo Chigi e al Viminale per una bella stretta censoria sui siti Internet che «inneggiano alla violenza».
Sono sicuro che inizieranno dal forum dove appaiono decine di messaggi come: «Anarchici, no global verdi inferno, bindi, ecc, sappiamo chi siete e dove siete».
Toh, è il sito ufficiale del Pdl.
Sono sicuro che inizieranno dal forum dove appaiono decine di messaggi come: «Anarchici, no global verdi inferno, bindi, ecc, sappiamo chi siete e dove siete».
Toh, è il sito ufficiale del Pdl.
Aggressione a Berlusconi. Radio Padania, "Menare i ragazzi dei centri sociali per dare l'esempio"
Quando gli ascoltatori vengono invitati ad intervenire in diretta, giunge una telefonata che, giusto per gettare acqua sul fuoco, propone di sfruttare il momento favorevole (Maroni al ministero dell’Interno) per "mettere le mani addosso ai ragazzi dei centri sociali e fargli male, per dare l’esempio".
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martedì 17 novembre 2009
Darò fuoco alle terre dei serbi
Il sito dell'UAAR, come sempre puntualissimo, segnala che il Papa ha deciso di ricevere con tutti gli onori questo personaggio qua.
Non c'è che dire: in un momento nel quale la xenofobia, l'intolleranza e lo squadrismo militante sembrano dilagare, si tratta proprio di un gran bel segnale.
via Metilparaben
***
Non c'è che dire: in un momento nel quale la xenofobia, l'intolleranza e lo squadrismo militante sembrano dilagare, si tratta proprio di un gran bel segnale.
via Metilparaben
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venerdì 13 novembre 2009
Morire in galera
Il governo lavora per salvare il premier, mentre nel Paese non c’è giustizia.
Ieri il Centro Studi di Ristretti Orizzonti ha diffuso un dossier che pubblichiamo integralmente.
Nelle carceri italiane muoiono in media 150 detenuti l’anno, dei quali un terzo circa per suicidio (1.005 casi accertati, dal 1990 ad oggi), un terzo per cause immediatamente riconosciute come “naturali”, e il restante terzo per “cause da accertare”, che indicano tutti i casi nei quali viene aperta un’inchiesta giudiziaria.
La morte di Stefano Cucchi, con l’emozione e l’indignazione seguita alla pubblicazione delle fotografie del suo corpo martoriato, ha avuto l’effetto di scoperchiare il “calderone infernale” delle morti in carcere, di far conoscere all’opinione pubblica un dramma solitamente relegato alla ristretta cerchia degli “addetti ai lavori”.
Con il Dossier “Morire di carcere” abbiamo ricostruito centinaia e centinaia di vicende di detenuti morti, citando fonti, luoghi, nomi e circostanze. In alcuni casi i loro famigliari ci hanno inviato delle fotografie, come prova del fatto che le “versioni ufficiali” non raccontavano la verità, o la raccontavano parzialmente.
Sono immagini che “parlano da sole”: morti per “infarto” con la testa spaccata, per “suicidio” con ematomi e contusioni in varie parti del corpo. Quello che non è possibile vedere, ma a volte emerge dalle autopsie (quando vengono disposte e poi è dato conoscerne l’esito), sono costole spezzate, milze e fegati “spappolati”, lesioni ed emorragie interne.
Questo è quanto emerge dalle cronache, dalle perizie, dalle fotografie (quando ci arrivano) e questo è quanto ci limitiamo a testimoniare. Se ci sono responsabilità per queste morti e, nel caso, chi sono i responsabili, non spetta a noi dirlo, ma alla magistratura.
Di seguito sono riportati 30 casi, tratti dal dossier “Morire di carcere” (alcuni corredati da immagini), casi che a nostro avviso richiederebbero un approfondimento nelle sedi opportune.
Ieri il Centro Studi di Ristretti Orizzonti ha diffuso un dossier che pubblichiamo integralmente.
Nelle carceri italiane muoiono in media 150 detenuti l’anno, dei quali un terzo circa per suicidio (1.005 casi accertati, dal 1990 ad oggi), un terzo per cause immediatamente riconosciute come “naturali”, e il restante terzo per “cause da accertare”, che indicano tutti i casi nei quali viene aperta un’inchiesta giudiziaria.
La morte di Stefano Cucchi, con l’emozione e l’indignazione seguita alla pubblicazione delle fotografie del suo corpo martoriato, ha avuto l’effetto di scoperchiare il “calderone infernale” delle morti in carcere, di far conoscere all’opinione pubblica un dramma solitamente relegato alla ristretta cerchia degli “addetti ai lavori”.
Con il Dossier “Morire di carcere” abbiamo ricostruito centinaia e centinaia di vicende di detenuti morti, citando fonti, luoghi, nomi e circostanze. In alcuni casi i loro famigliari ci hanno inviato delle fotografie, come prova del fatto che le “versioni ufficiali” non raccontavano la verità, o la raccontavano parzialmente.
Sono immagini che “parlano da sole”: morti per “infarto” con la testa spaccata, per “suicidio” con ematomi e contusioni in varie parti del corpo. Quello che non è possibile vedere, ma a volte emerge dalle autopsie (quando vengono disposte e poi è dato conoscerne l’esito), sono costole spezzate, milze e fegati “spappolati”, lesioni ed emorragie interne.
Questo è quanto emerge dalle cronache, dalle perizie, dalle fotografie (quando ci arrivano) e questo è quanto ci limitiamo a testimoniare. Se ci sono responsabilità per queste morti e, nel caso, chi sono i responsabili, non spetta a noi dirlo, ma alla magistratura.
Di seguito sono riportati 30 casi, tratti dal dossier “Morire di carcere” (alcuni corredati da immagini), casi che a nostro avviso richiederebbero un approfondimento nelle sedi opportune.
martedì 10 novembre 2009
Yoani Sanchez, minacce di regime alla pasionaria blogger di Cuba
Yoani Sanchez era già la voce del dissenso cubano. Da ieri è l’eroina della resistenza al regime. Sono stati gli scherani stessi di Raul Castro a farne un’icona che va oltre il blog, lo spazio internet che la 34enne dell’Avana occupa da tempo e che l’ha resa famosa nel mondo. Ma ora che l’autrice di Generacion Y è stata picchiata dai membri della sicurezza della Repùblica de Cuba e “sequestrata” (la parola da lei usata non appena scaricata dall’auto nella quale è rimasta ostaggio per mezz’ora), sarà difficile per il governo il cui motto è “Patria e libertà” arginare il clamore e le critiche, soprattutto internazionali.
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Altro attentato incendiario ai danni del giornalista Lannes: ma il Governo tace
"Ennesimo attentato incendiario di stampo mafioso ai danni del giornalista Gianni Lannes. Ignoti alle ore 23,40 circa del 5 novembre hanno dato fuoco ad un’altra automobile (non assicurata contro gli incendi) del cronista impegnato nell’inchiesta sulle navi dei veleni e recentemente nell’indagine sull’inceneritore che la Caviro vuole realizzare illegalmente a Carapelle in Puglia!" La denuncia così com'è riportata è pubblicata sul sito www.italiaterranostra.it, di cui Lannes è il direttore.
mercoledì 4 novembre 2009
Stefano Cucchi, la licenza di uccidere e il Trattato di Lisbona
L’assassinio di Stefano Cucchi è stato definito, non senza ragione, “pena di morte all’italiana”. Ma una “pena” viene in qualche modo comminata con una sentenza alla fine di un processo, persino se si tratta di un processo farsa.
L’assassinio di Stefano, invece, a essere precisi, è la “licenza di uccidere” che alcuni banditi travestiti da poliziotti o da carabinieri, con sempre maggiore frequenza, si autoattribuiscono.
Uccidono sottraendo allo Stato il monopolio punitivo, senza processo e senza sentenza, e nonostante l’ordinamento giuridico ripudi la pena di morte.
Figuriamoci cosa accadrebbe, è l’interrogativo che sorge spontaneo e sul quale tutti dovremmo riflettere, se in qualche piega dell’ordinamento, magari in maniera surrettizia, si nascondesse la previsione di poter irrogare una qualche forma di “pena di morte”, o peggio, di poter esercitare impunemente – in quanto protetti da un articolo di legge, un comma, un inciso, un allegato, un protocollo – il “diritto” di sopprimere la vita altrui, insomma cosa accadrebbe se fosse una norma a prevedere la “licenza di uccidere”.
Non meravigliatevi, ma purtroppo quella norma, quella “clausola” oggi esiste. E si trova nel fatidico Trattato di Lisbona, da ultimo approvato con referendum anche dall’Irlanda.
L’assassinio di Stefano, invece, a essere precisi, è la “licenza di uccidere” che alcuni banditi travestiti da poliziotti o da carabinieri, con sempre maggiore frequenza, si autoattribuiscono.
Uccidono sottraendo allo Stato il monopolio punitivo, senza processo e senza sentenza, e nonostante l’ordinamento giuridico ripudi la pena di morte.
Figuriamoci cosa accadrebbe, è l’interrogativo che sorge spontaneo e sul quale tutti dovremmo riflettere, se in qualche piega dell’ordinamento, magari in maniera surrettizia, si nascondesse la previsione di poter irrogare una qualche forma di “pena di morte”, o peggio, di poter esercitare impunemente – in quanto protetti da un articolo di legge, un comma, un inciso, un allegato, un protocollo – il “diritto” di sopprimere la vita altrui, insomma cosa accadrebbe se fosse una norma a prevedere la “licenza di uccidere”.
Non meravigliatevi, ma purtroppo quella norma, quella “clausola” oggi esiste. E si trova nel fatidico Trattato di Lisbona, da ultimo approvato con referendum anche dall’Irlanda.
Morire di carcere
Potrebbero sembrare piccoli vagoni di un treno addossati e ammucchiati, di quelli che spereresti potessero ripartire da un momento all’altro, finiscono per essere solo dei contenitori di materiale antropomorfo altamente pericoloso. Le celle delle carceri si stanno restringendo fino all’implosione, una di quelle emergenze scomode più facile da ignorare che risolvere. Tra le budella di queste voragini ci si smarrisce fino a morirne. In costante aggiornamento il bollettino dei suicidi, numeri che s’aggiungono ad altri numeri, l’ultimo è accaduto a Verona, Domenico Improta, appena 29 anni è riuscito ad evadere nell’unico modo che gli è riuscito, impiccandosi. Prima ancora la brigatista Diana Blefari Melazzi, accusata dell’assassinio di Marco Biagi, si è impiccata nel carcere di Rebibbia approfittando della distrazione della polizia penitenziaria. Così i suicidi salgono a 61 dall’inizio dell’anno a fronte dei 300-400 tentati suicidi registrati nello stesso periodo, 20 in più rispetto al 2008.
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domenica 1 novembre 2009
Mail dal Comune di Verona: "Si festeggia la marcia su Roma, è gradita la camicia nera"
A Verona la «festa ufficiale» si è tenuta regolarmente. E altrimenti non potrebbe essere stato, per chi soffre di una certa «nostalgia». Per quelli che, come lui, il 28 ottobre del 1922 se lo tengono appuntato sul calendario, quasi alla stregua di un natale. Ci ha messo pure un’Arena illuminata, il presidente dell’Amt Massimo Mariotti, in quell’invito a nome della «destra sociale di Verona», con tanto di logo dei «circoli Nuova Italia» per ricordare - e la data non è una casualità - quello che accadde 87 anni fa. Vale a dire la marcia su Roma, quella che decretò l’ascesa al potere del partito nazionale fascista. Che Mariotti - quota An, vicino proprio a quella «destra sociale » che tanto fa pendant con il sindaco di Roma Gianni Alemanno - sia un «nostalgico» non è neanche una notizia. Ma a far storcere più di qualche naso - e non solo - è stato il modo di «recapitare» l’invito a quella «festa».
In memoria dei diritti umani - BELLISSIMO - Da leggere
Non leggete le storie di Stefano Cucchi, Mariano Bacioterracino ed Elham come se fossero brutte storie tipiche del caotico vivere di massa. Non pensate che a loro “qualcosa è andato storto”, che succede, che è sgradevole, ma la vita, adesso come nel passato, è piena di brutte sorprese.
Le vittime di questo elenco sono un giovane uomo arrestato senza ragione, un pregiudicato nella lista di esecuzione della camorra, un uomo del tutto innocente impigliato nella rete di un’odiosa burocrazia persecutoria. Sono la stessa persona, privata all’improvviso di diritti umani e civili. Quella persona siamo noi, mentre moriamo di botte, moriamo uccisi sui marciapiedi, moriamo di sciopero della fame in un campo di concentramento detto “Centro di Identificazione ed Espulsione”.
Le vittime di questo elenco sono un giovane uomo arrestato senza ragione, un pregiudicato nella lista di esecuzione della camorra, un uomo del tutto innocente impigliato nella rete di un’odiosa burocrazia persecutoria. Sono la stessa persona, privata all’improvviso di diritti umani e civili. Quella persona siamo noi, mentre moriamo di botte, moriamo uccisi sui marciapiedi, moriamo di sciopero della fame in un campo di concentramento detto “Centro di Identificazione ed Espulsione”.
venerdì 30 ottobre 2009
Perché queste foto
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giovedì 29 ottobre 2009
Obama firma legge contro l'omofobia: "Reati che spezzano le anime"
Contrariamente a quanto succede in Italia, dove nonostante i ripetuti attacchi di violenza contro omosessuali non si è voluta varare una legge contro l'omofobia, negli Stati Uniti il presidente Barack Obama ha appena firmato una legge che equipara i reati di omofobia a quelli di razzismo.
Ci sono crimini che non rompono solo le ossa, "ma spezzano le anime": con queste parole Barack Obama ha salutato la firma del Matthew Shepard Act, la legge che equipara i reati di omofobia a quelli di razzismo. Il nuovo testo amplia la definizione degli "hate crime", i reati dettati dall'odio: oltre ai casi di discriminazione su base etnica, razziale e religiosa, da oggi vi rientreranno anche quelli compiuti per il diverso orientamento sessuale o una disabilità delle vittime.
Ci sono crimini che non rompono solo le ossa, "ma spezzano le anime": con queste parole Barack Obama ha salutato la firma del Matthew Shepard Act, la legge che equipara i reati di omofobia a quelli di razzismo. Il nuovo testo amplia la definizione degli "hate crime", i reati dettati dall'odio: oltre ai casi di discriminazione su base etnica, razziale e religiosa, da oggi vi rientreranno anche quelli compiuti per il diverso orientamento sessuale o una disabilità delle vittime.
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