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lunedì 11 gennaio 2010

Omicidio culturale



Eccovi serviti i risultati della campagna di odio che qualcuno porta avanti nei confronti degli immigrati: il clima è diventato così pesante che anche se si ha il permesso di soggiorno e un'occupazione si ha paura perfino di ammalarsi, perché ammalarsi vuol dire non potersi recare al lavoro, e non recarsi al lavoro può significare essere cacciato e sostituito, perché quando si ha a che fare con gli stranieri non si parla mica di persone, e allora è fin troppo evidente che uno vale l'altro.

Qualcuno eccepirà che non vede il nesso tra i fatti di Rosarno e la vicenda di questa povera donna; io, da parte mia, ripeto che quel collegamento mi appare invece nitidissimo: nel nostro paese vivono una quantità di perone che sanno fin troppo bene di essere considerate alla stregua degli animali, ma che ciononostante sono costrette a fare buon viso a cattivo gioco, pur di cercare disperatamente di sopravvivere.

Ecco, questa è una cosa di cui vergognarsi.




Cittadino del mondo



Il tuo Cristo è ebreo e la tua democrazia è greca.
La tua scrittura è latina e i tuoi numeri sono arabi.
La tua auto è giapponese e il tuo caffè è brasiliano.
Il tuo orologio è svizzero e il tuo walkman è coreano.
La tua pizza è italiana e la tua camicia hawaiana.
Le tue vacanze sono turche, tunisine o marocchine.

Cittadino del mondo, non rimproverare al tuo vicino di essere straniero.

anonimo





lunedì 16 novembre 2009

Scarcerazione preventiva


Per proteggere l'africano che sostiene di aver di assistito al pestaggio di Stefano Cucchi da parte delle guardie carcerarie è stato necessario trasferirlo altrove.

A quanto pare, quindi, persino i giudici (badate, non i radicali, gli anarchici, i no global, i sovversivi, i blogger ciarlatani come me, ma i giudici) ritengono che le prigioni italiane, che dovrebbero garantire il massimo della sicurezza, siano invece posti pericolosissimi.

Voi che ne dite, sarebbe il caso di occuparsene sul serio o vogliamo continuare a far finta di niente?




Regolette

Forse vanno ristabilite alcune regolette. Roba semplice, che magari potrebbe essere condivisa da ogni parte politica, ma che nel casino sembrano dimenticate.

Tipo: quando uno fa satira politica su un ministro, bella o brutta che sia la satira e chiunque sia il ministro, non esiste che tutti gli onorevoli e i Tg in coro strillino contro il vignettista. In una democrazia sana, il vignettista fa la satira che gli pare e i politici stanno zitti, punto, fine.

Oppure: quando uno fa il direttore del Tg1, non è come se facesse il direttore del Fatto o di Libero. Il Tg1 non è un giornale corsaro né d’opinione. E’ il Tg1, quindi di noi tutti, istituzionalmente, storicamente. Più ancora del Tg2 e del Tg3. Pertanto il direttore del Tg1 non può entrare a gamba tesa su una questione che vede una buona metà degli italiani pensarla all’opposto.




sabato 14 novembre 2009

La Guerra inCivile


Fanno le leggi di notte, dal tramonto all’alba. Le fanno come i ladri. Le fanno per i ladri. Le fanno in poche ore, con la fretta di un’azienda che deve chiudere un’offerta commerciale, con l’urgenza di chi deve correre contro il tempo, con l’assillo di un bando di concorso che scade, o forse con l’ansia di una banda di malavitosi che potrebbe essere sgominata da un momento all’altro.




venerdì 13 novembre 2009

Visti dall'estero: «Nuovo scudo protettivo per Berlusconi»

Roma. Si tratta, per così dire, di un’emergenza legislativa: dopo che la Corte Costituzionale a inizio ottobre ha definito incostituzionale la legge sull’immunità emanata proprio per Silvio Berlusconi e l’ha annullata, i processi bloccati a carico del Presidente del Consiglio stanno per essere ripresi.



Il legale di Berlusconi, il deputato Nicolò Ghedini, dopo la decisione della Corte Costituzionale ha lavorato giorno e notte al progetto di un nuovo scudo giuridico protettivo per il suo assistito.

L’ingegnoso avvocato ha presentato diversi progetti contemporaneamente: una prima possibilità consisteva in un nuovo principio legislativo che avrebbe consentito al capo del governo di ignorare le citazioni in giudizio dei giudici per “legittimi impedimenti”. Ma questa proposta è sembrata subito, in maniera troppo palese, un’altra legge ad personam, dopo quella sull’immunità.




Baldassarre e Taormina sono diventati livorosi comunisti?


  • Baldassarre, giudice costituzionale notoriamente vicino alla destra, presidente della Rai in quota Berlusconi nonché – pochi mesi fa – candidato sindaco a Terni per il Pdl, definisce il ddl sul processo breve «incostituzionale e imbarazzante». E spiega, dicendosi «desolato innanzitutto come cittadino», che il provvedimento viola il principio di uguaglianza soprattutto perchè si applica a «reati gravissimi, come quelli di corruzione e concussione» mentre tra quelli esclusi ce ne sono alcuni "lievi".
  • Per l’avvocato ed ex parlamentare di Forza Italia Taormina, il ddl che fissa in due anni dal rinvio a giudizio il termine della prescrizione è «vergognoso, criminale, criminogeno e ridicolo». A giudizio di  Taormina, con la proposta del ,  lo «Stato di diritto è ormai saltato» e il provvedimento è frutto di «imbecillità  giuridica senza precedenti». «È auspicabile – prosegue l’avvocato – una ribellione dei cittadini onesti». Il ddl, sempre secondo Taormina «è vergognoso perché per vietare il giudizio su di un imputato se ne vietano centomila, con danno morale e patrimoniale delle vittime dei reati. È criminale perché implica l’utilizzazione dello strumento legislativo per fini personali ed integra un attentato alla Costituzione sotto il profilo della vanificazione della giurisdizione che rappresenta elemento portante della vigenza di un ordinamento giuridico che, per esistere, ha bisogno della attuazione, appunto, giurisdizionale».




martedì 10 novembre 2009

Yoani Sanchez, minacce di regime alla pasionaria blogger di Cuba


Yoani Sanchez era già la voce del dissenso cubano. Da ieri è l’eroina della resistenza al regime. Sono stati gli scherani stessi di Raul Castro a farne un’icona che va oltre il blog, lo spazio internet che la 34enne dell’Avana occupa da tempo e che l’ha resa famosa nel mondo. Ma ora che l’autrice di Generacion Y è stata picchiata dai membri della sicurezza della Repùblica de Cuba e “sequestrata” (la parola da lei usata non appena scaricata dall’auto nella quale è rimasta ostaggio per mezz’ora), sarà difficile per il governo il cui motto è “Patria e libertà” arginare il clamore e le critiche, soprattutto internazionali.




venerdì 6 novembre 2009

Dopo la sentenza Pollari gli Usa non si fidano dell’Italia, neanche di D’Alema


A Washington non capiscono una sentenza che condanna gli agenti Cia ma che "salva" gli italiani in nome della ragione e del segreto di Stato.

I corrispondenti dei quotidiani italiani a Washington e a New York registrano una certa “freddezza diplomatica” del Dipartimento di Stato americano nei confronti della candidatura di Massimo D’Alema a ministro degli esteri dell’Unione Europea. Freddi gli Usa perchè D’Alema è un ex comunista? Neanche per sogno. Freddi, anzi gelidi perchè D’Alema è un italiano.





mercoledì 4 novembre 2009

Stefano Cucchi, la licenza di uccidere e il Trattato di Lisbona


L’assassinio di Stefano Cucchi è stato definito, non senza ragione, “pena di morte all’italiana”. Ma una “pena” viene in qualche modo comminata con una sentenza alla fine di un processo, persino se si tratta di un processo farsa.
L’assassinio di Stefano, invece, a essere precisi, è la “licenza di uccidere” che alcuni banditi travestiti da poliziotti o da carabinieri, con sempre maggiore frequenza, si autoattribuiscono.
Uccidono sottraendo allo Stato il monopolio punitivo, senza processo e senza sentenza, e nonostante l’ordinamento giuridico ripudi la pena di morte.
Figuriamoci cosa accadrebbe, è l’interrogativo che sorge spontaneo e sul quale tutti dovremmo riflettere, se in qualche piega dell’ordinamento, magari in maniera surrettizia, si nascondesse la previsione di poter irrogare una qualche forma di “pena di morte”, o peggio, di poter esercitare impunemente – in quanto protetti da un articolo di legge, un comma, un inciso, un allegato, un protocollo – il “diritto” di sopprimere la vita altrui, insomma cosa accadrebbe se fosse una norma a prevedere la “licenza di uccidere”.
Non meravigliatevi, ma purtroppo quella norma, quella “clausola” oggi esiste. E si trova nel fatidico Trattato di Lisbona, da ultimo approvato con referendum anche dall’Irlanda.




Morire di carcere


Potrebbero sembrare piccoli vagoni di un treno addossati e ammucchiati, di quelli che spereresti potessero ripartire da un momento all’altro, finiscono per essere solo dei contenitori di materiale antropomorfo altamente pericoloso. Le celle delle carceri si stanno restringendo fino all’implosione, una di quelle emergenze scomode più facile da ignorare che risolvere. Tra le budella di queste voragini ci si smarrisce fino a morirne. In costante aggiornamento il bollettino dei suicidi, numeri che s’aggiungono ad altri numeri, l’ultimo è accaduto a Verona, Domenico Improta, appena 29 anni è riuscito ad evadere nell’unico modo che gli è riuscito, impiccandosi. Prima ancora la brigatista Diana Blefari Melazzi, accusata dell’assassinio di Marco Biagi, si è impiccata nel carcere di Rebibbia approfittando della distrazione della polizia penitenziaria. Così i suicidi salgono a 61 dall’inizio dell’anno a fronte dei 300-400 tentati suicidi registrati nello stesso periodo, 20 in più rispetto al 2008.




domenica 1 novembre 2009

In memoria dei diritti umani - BELLISSIMO - Da leggere


Non leggete le storie di Stefano Cucchi, Mariano Bacioterracino ed Elham come se fossero brutte storie tipiche del caotico vivere di massa. Non pensate che a loro “qualcosa è andato storto”, che succede, che è sgradevole, ma la vita, adesso come nel passato, è piena di brutte sorprese.

Le vittime di questo elenco sono un giovane uomo arrestato senza ragione, un pregiudicato nella lista di esecuzione della camorra, un uomo del tutto innocente impigliato nella rete di un’odiosa burocrazia persecutoria. Sono la stessa persona, privata all’improvviso di diritti umani e civili. Quella persona siamo noi, mentre moriamo di botte, moriamo uccisi sui marciapiedi, moriamo di sciopero della fame in un campo di concentramento detto “Centro di Identificazione ed Espulsione”.




venerdì 30 ottobre 2009

Una manciata di domande


Dovremmo iniziare a pretendere - e non chiedere cortesemente – di sapere. Dovremmo insistere nel porre domande, e non fermarci alle dieci classiche rimaste là, appese, come lettera morta. Dovrebbero diventare migliaia le domande reiterate quotidianamente, fino a quando non si ottenga una risposta accettabile e non offensiva per la nostra intelligenza.

Purtroppo però, la risposta che oggi si attende più di ogni altra è conoscere finalmente il nome di “chiappe d’oro”, probabilmente perché così ci sarebbe da ridere ancora un po’, senza nemmeno dover sborsare i soldi per il biglietto del cinema.





Perché queste foto



La camera di sicurezza di una "caserma dei carabinieri certo non è il posto più confortevole" dove passare la notte. Così il comandante della compagnia dei carabinieri ci spiega perchè Stefano Cucchi è arrivato con gli occhi pesti in tribunale. Dove, comunque, assicura, "nessuno ha avuto niente da dire". Dopo quella notte in caserma, il passaggio in tribunale e quello in carcere, è finito in un letto d’ospedale, ha agonizzato per cinque giorni ed è morto con i genitori tenuti fuori della porta, senza poterlo vedere, senza sapere delle sue condizioni.