Un famoso quotidiano tedesco parla del caso di Rosarno:
Le Nazioni Unite criticano aspramente le autorita’ italiane per le aggressioni contro gli immigrati in Calabria. Lo stato avrebbe dovuto combattere piu’ fortemente il razzismo, dicono alcuni rappresentanti delle Nazioni Unite. La politica deve orientarsi agli “standard internazionali” per i diritti umani.
Dopo le rivolte con 67 feriti in Calabria è cominciato un dibattito sulla violenza contro gli immigrati in Italia. Martedi’, le Nazioni Unite hanno chiesto alle autorità italiane di combattere fortemente tali eventi di razzismo. Un rappresentante della Conferenza Episcopale Italiana ha messo in evidenza che i diritti umani dei migranti devono essere rispettati.
Jorge Bustamante e Githu Muigai, delegati speciali delle Nazioni Unite per i diritti dei migranti e contro il razzismo, hanno dichiarato a Ginevra che le autorità italiane dovrebbero adottare “tutte le misure necessarie per combattere il crescente atteggiamento xenofobo nei confronti dei lavoratori migranti”. E’ più che mai necessario che le autorità prendano provvedimenti contro il “discorso di odio” e perseguitino “le azioni razziste e violente di individui”. Contemporaneamente, i rappresentanti delle Nazioni Unite chiedono alle autorita’ italiane di migliorare le “terribili condizioni di lavoro e vita” degli immigrati. In piu’ deve essere perseguita una politica di immigrazione coerente con “le norme internazionali di diritti umani”.
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venerdì 15 gennaio 2010
lunedì 11 gennaio 2010
Rosarno, la BBC un anno fa: “Vivono come animali”
“Non c’è riscaldamento, l’olezzo è terribile”, così un inviato della BBC , in un video servizio del 25 febbraio 2009, commentava le disumane condizioni di vita degli immigrati nella cittadina calabrese. “Non siamo in Africa ma nel Sud d’Italia”, spiegava mentre si muoveva, seguito dal cameramen, all’interno della bidonville di Rosarno. Allestita all’interno di una fabbrica dismessa, la struttura ospitava già allora 600 anime nascoste in catapecchie di cartone.
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martedì 5 gennaio 2010
Appuntamento con la memoria. Ricordando Pippo Fava
5 gennaio 1984. E' sera. Una pioggerellina battente moltiplica i riflessi dei lampioni sulla strada e sui cocci di vetro sparsi ovunque. Sono qui con inquirenti e colleghi accanto all'auto con i vetri infranti dai colpi sparati alla testa di Pippo Fava, mio direttore al Giornale del Sud, fondatore dei Siciliani, cronista, maestro di cronisti. Il corpo è stato portato in ospedale per impedire un'accurata perizia balistica coi limitati mezzi del tempo.
Ogni anno avverto lo stesso senso di freddo. Ogni anno le stesse domande senza risposta. Ma Pippo Fava, 26 anni dopo, è vivo in noi e in quei giovani che a quel tempo non erano ancora nati. Perché il 5 gennaio è un appuntamento con la memoria.
Ogni anno avverto lo stesso senso di freddo. Ogni anno le stesse domande senza risposta. Ma Pippo Fava, 26 anni dopo, è vivo in noi e in quei giovani che a quel tempo non erano ancora nati. Perché il 5 gennaio è un appuntamento con la memoria.
sabato 2 gennaio 2010
Genchi: “In Calabria altro che P2”. Ecco perché hanno fermato De Magistris
Sembra la P2, ma non lo è, gli somiglia molto. Una rete di intrighi, relazioni pericolose tra mondo della finanza, imprenditoria, politica e magistratura. Inseguono interessi di parte, scoperti da un magistrato rigoroso, messo alla porta. Ma non è solo la storia delle inchieste di Luigi De Magistris questo libro, il caso Genchi, edizioni Aliberti, a cura di Edoardo Montolli, è il racconto di un’Italia sepolta da trame, affari, incroci e patti luciferini. La seconda Repubblica nata dalle stragi degli anni ’90, via D’amelio si incrocia con Why not, la mega inchiesta del pubblico ministero napoletano, e in entrambe balzano fuori gli stessi nomi. C’è l’amara consapevolezza che quello che ci fanno vedere è la minima parte, dietro il proscenio c’è la verità ansimante, ridotta a brandelli. Ripercorriamo alcune significativi tasselli di questa trama oscura. Gioacchino Genchi, un funzionario di polizia, è stato superconsulente delle procure, ha seguito le indagini sulle stragi e altre inchieste sugli scandali che hanno attraversato il paese. Qualche settimana fa l’ex ministro Claudio Martelli si chiese ma chi è questo Genchi?
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Il 41 bis ad personam di Giuseppe Graviano
L'11 dicembre 2009 Giuseppe Graviano si rifiuta di smentire o confermare le dichiarazioni di Gaspare Spatuzza circa i rapporti tra cosa nostra, Marcello Dell'Utri e Silvio Berlusconi.
Neppure cinque giorni dopo, il 16 dicembre, gli viene comminato un 41 bis ad personam.
L'avvocato di Graviano, Gaetano Giacobbe, sostiene che i magistrati hanno applicato la norma che stabilisce un tetto massimo per il carcere duro. Cumulati i periodi di detenzione diurna trascorsi al 41 bis, si sarebbe arrivati al tetto di tre anni previsto dalla legge e la Corte, quindi, avrebbe deciso che i tre anni sono passati. Ora, decidere se tre anni sono passati è un'evidente uso bislacco o strumentale delle parole: tre anni sono passati oppure non sono passati, e per stabilirlo, più che una Corte di Assise, ci vuole un calendario.
Giuseppe Graviano è in carcere dal 27 gennaio 1994. Durante la sua detenzione è stato sottoposto più volte al regime di isolamento diurno. Se vogliamo arrivare a porci le domande giuste, conviene almeno farsi quelle vecchie. Ovvero: cosa dice realmente questo 41 bis?
Neppure cinque giorni dopo, il 16 dicembre, gli viene comminato un 41 bis ad personam.
L'avvocato di Graviano, Gaetano Giacobbe, sostiene che i magistrati hanno applicato la norma che stabilisce un tetto massimo per il carcere duro. Cumulati i periodi di detenzione diurna trascorsi al 41 bis, si sarebbe arrivati al tetto di tre anni previsto dalla legge e la Corte, quindi, avrebbe deciso che i tre anni sono passati. Ora, decidere se tre anni sono passati è un'evidente uso bislacco o strumentale delle parole: tre anni sono passati oppure non sono passati, e per stabilirlo, più che una Corte di Assise, ci vuole un calendario.
Giuseppe Graviano è in carcere dal 27 gennaio 1994. Durante la sua detenzione è stato sottoposto più volte al regime di isolamento diurno. Se vogliamo arrivare a porci le domande giuste, conviene almeno farsi quelle vecchie. Ovvero: cosa dice realmente questo 41 bis?
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giovedì 24 dicembre 2009
Quando a decidere in politica è papi Silvio
Ecco cosa ha scritto, martedì 15 dicembre 2009, lo svedese Svenska Dagbladet sul nostro paese...
Mona Sahlin [la leader del partito socialdemocratico svedese, N.d.T.] chiede un timeout e Tiger Woods lascia, ma Silvio Berlusconi sembra immune dagli scandali. Il suo sorriso appare sempre impossibile da turbare – cosa che ha aumentato la forza delle immagini del viso sfigurato del primo ministro italiano.
Non è mai stata una buona idea quella di sommare potere politico a ricchezza e imperi mediatici. Invece di risolvere i problemi politici, Berlusconi ha dato nuovi contenuti alla massima che dice che ogni politica è personale. Le accuse di corruzione macchiano da tempo la figura di Berlusconi. Finora però – a differenza di suoi stretti collaboratori – è riuscito a divincolarsi dalla sbarra del tribunale. Se farà passare una proposta di legge che limita la lunghezza massima dei processi, ci riuscirà un’altra volta.
Le accuse di legami con la mafia sono state alimentate da quando un pentito ha fornito informazioni riguardo alla protezione politica collegata a una serie di attentati avvenuti nella primavera del 1994. Nell’autunno dello stesso anno, Berlusconi ha cominciato la sua carriera politica.
Mona Sahlin [la leader del partito socialdemocratico svedese, N.d.T.] chiede un timeout e Tiger Woods lascia, ma Silvio Berlusconi sembra immune dagli scandali. Il suo sorriso appare sempre impossibile da turbare – cosa che ha aumentato la forza delle immagini del viso sfigurato del primo ministro italiano.
Non è mai stata una buona idea quella di sommare potere politico a ricchezza e imperi mediatici. Invece di risolvere i problemi politici, Berlusconi ha dato nuovi contenuti alla massima che dice che ogni politica è personale. Le accuse di corruzione macchiano da tempo la figura di Berlusconi. Finora però – a differenza di suoi stretti collaboratori – è riuscito a divincolarsi dalla sbarra del tribunale. Se farà passare una proposta di legge che limita la lunghezza massima dei processi, ci riuscirà un’altra volta.Le accuse di legami con la mafia sono state alimentate da quando un pentito ha fornito informazioni riguardo alla protezione politica collegata a una serie di attentati avvenuti nella primavera del 1994. Nell’autunno dello stesso anno, Berlusconi ha cominciato la sua carriera politica.
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domenica 13 dicembre 2009
Previti e quei 17 milioni pagati per evitare l’accusa di riciclaggio
Era il 1993 e, secondo una sentenza di Cassazione, l’allora avvocato (da poco radiato dall’albo) Cesare Previti mediò affinché nel caso Imi-Sir venisse punito l’istituto Imi a vantaggio del petroliere Rovelli. Il quale venne risarcito di 1000 miliardi di vecchie lire – una cifra astronomica e inedita per la storia giudiziaria italiana. In seguito, nel 2006, Previti (ex ministro e parlamentare in quota Forza Italia) con l’ex giudice Metta e gli (ex) avvocati Pacifico e Acampora, protagonisti e condannati per il lodo Mondadori, comprato a favore di Berlusconi e in sfavore della Cir di Debenedetti, vennero condannati in primo e secondo grado a sei anni per corruzione.
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sabato 12 dicembre 2009
Compos sui
C’è qualcosa di più triste della lettura dei giornali, al mattino? Sì. La lettura dei giornali esteri dopo le schizofreniche trasferte di quella cosa che ci governa. Quasi tutti scrivono del “simpatico umorista” che non fa più ridere, qualcuno si affida al buon senso dei lettori con un laconico “giudicate voi”, dopo aver riportato, senza nulla aggiungere, le dichiarazioni in merito alla Carta Costituzionale, e la demolizione di parte importante delle Istituzioni.
In Italia, per i giornali italiani intendo, è un po’ diverso. Noi ci siamo abituati. Noi ormai sappiamo che al termine di un pesante affondo contro la magistratura, o contro le basi fondamentali della Democrazia, segue barzelletta. Per fortuna ci sono le dichiarazioni dell’ex Presidente Ciampi, che affida a una locuzione latina l’espressione della sua preoccupazione, sul palese difetto mentale del palluto governante. In Italia si tende a minimizzare, forse in attesa della smentita, forse in attesa del prossimo scandalo che cancellerà la gravità di certe affermazioni fasciste. “Venga il parlamento e chiarisca”.
In Italia, per i giornali italiani intendo, è un po’ diverso. Noi ci siamo abituati. Noi ormai sappiamo che al termine di un pesante affondo contro la magistratura, o contro le basi fondamentali della Democrazia, segue barzelletta. Per fortuna ci sono le dichiarazioni dell’ex Presidente Ciampi, che affida a una locuzione latina l’espressione della sua preoccupazione, sul palese difetto mentale del palluto governante. In Italia si tende a minimizzare, forse in attesa della smentita, forse in attesa del prossimo scandalo che cancellerà la gravità di certe affermazioni fasciste. “Venga il parlamento e chiarisca”.
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Più credibile il sicario o il mandante?
Da una settimana i luogotenenti e i media del premier ci spiegano che non si può credere a un delinquente mafioso che ha ucciso e sciolto nell’acido un bambino.Giustissimo, per carità.
Da domani però dovranno spiegarci perché invece dobbiamo credere a un delinquente mafioso che ha mandato un suo uomo a uccidere e a sciogliere nell’acido un bambino.
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Augusto Minzulpop/5
È tornato il Minzo. Dopo l’editoriale del 9 novembre scorso sull’immunità parlamentare, il direttore del tg1 ci ha edotto sul tema della mafia (cioè, come sempre nei suoi editoriali, su Berlusconi). Partiamo da ciò che ha detto per poi commentare.
«Una settimana fa un presunto pentito della mafia, pluriomicida e stragista, Gaspare Spatuzza, autore di delitti efferati come l’uccisione di un sacerdote e il rapimento di un bambino poi sciolto nell’acido, in un tribunale di questo Paese, davanti alle telecamere di tutto il mondo, ha raccontato che i suoi capi gli avevano confidato di essere in rapporti con il premier Berlusconi e con il senatore Dell’Utri. Una deposizione trasmessa in mondovisione e senza riscontri. Una settimana dopo uno dei capi di Spatuzza, Filippo Graviano, lo ha smentito in un’altra aula di tribunale, dichiarando che ha raccontato solo balle o, per usare un vocabolo ormai di moda, "minchiate". Per 7 giorni però quelle balle sono andate in giro e hanno danneggiato l’immagine del presidente del consiglio e di conseguenza l’immagine dell’Italia. Si poteva evitare? Forse sì. Se si fosse seguita alla lettera l’attuale legge sui pentiti, quella deposizione di Spatuzza non sarebbe stata neppure ammessa in un processo. Ancora una volta invece il fascino mediatico dei teoremi ha avuto la meglio sui dati di fatto e a chi sparava fino all’altro ieri con la lupara, è stato permesso di sparare deposizioni. È già capitato in passato: Andreotti si è portato appresso per tanti anni la leggenda del bacio con Riina. E anche in quell’occasione fu danneggiato non solo l’interessato ma anche il Paese. All’attuale senatore a vita ci vollero più di 10 anni per liberarsi dal dubbio che i pentiti gli avevano appiccicato addosso. Il caso Spatuzza è l’ultima prova, ma l’elenco è infinito. Nel nostro sistema giudiziario c’è qualcosa di sbagliato: questo è un dato di fatto. Lo si può dire in tanti modi, ma la cosa importante è che le polemiche di questi giorni sulle forme non facciano dimenticare la sostanza di questi problemi che impediscono al Paese di modernizzarsi e di guardare avanti, a partire dalla riforma della giustizia».
«Una settimana fa un presunto pentito della mafia, pluriomicida e stragista, Gaspare Spatuzza, autore di delitti efferati come l’uccisione di un sacerdote e il rapimento di un bambino poi sciolto nell’acido, in un tribunale di questo Paese, davanti alle telecamere di tutto il mondo, ha raccontato che i suoi capi gli avevano confidato di essere in rapporti con il premier Berlusconi e con il senatore Dell’Utri. Una deposizione trasmessa in mondovisione e senza riscontri. Una settimana dopo uno dei capi di Spatuzza, Filippo Graviano, lo ha smentito in un’altra aula di tribunale, dichiarando che ha raccontato solo balle o, per usare un vocabolo ormai di moda, "minchiate". Per 7 giorni però quelle balle sono andate in giro e hanno danneggiato l’immagine del presidente del consiglio e di conseguenza l’immagine dell’Italia. Si poteva evitare? Forse sì. Se si fosse seguita alla lettera l’attuale legge sui pentiti, quella deposizione di Spatuzza non sarebbe stata neppure ammessa in un processo. Ancora una volta invece il fascino mediatico dei teoremi ha avuto la meglio sui dati di fatto e a chi sparava fino all’altro ieri con la lupara, è stato permesso di sparare deposizioni. È già capitato in passato: Andreotti si è portato appresso per tanti anni la leggenda del bacio con Riina. E anche in quell’occasione fu danneggiato non solo l’interessato ma anche il Paese. All’attuale senatore a vita ci vollero più di 10 anni per liberarsi dal dubbio che i pentiti gli avevano appiccicato addosso. Il caso Spatuzza è l’ultima prova, ma l’elenco è infinito. Nel nostro sistema giudiziario c’è qualcosa di sbagliato: questo è un dato di fatto. Lo si può dire in tanti modi, ma la cosa importante è che le polemiche di questi giorni sulle forme non facciano dimenticare la sostanza di questi problemi che impediscono al Paese di modernizzarsi e di guardare avanti, a partire dalla riforma della giustizia».
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giovedì 10 dicembre 2009
L’Aula vota su Cosentino, spuntano nuove dichiarazioni pentiti
Nel giorno del giudizio per Nicola Cosentino si aggrava la sua posizione processuale. I deputati saranno chiamati a esprimersi due volte oggi 10 dicembre sul sottosegretario all’Economia: in mattinata sulla richiesta di arresto, nel pomeriggio sulle mozioni di sfiducia presentate dalle opposizioni. L’esito delle votazioni, a sentire i capannelli degli esponenti della maggioranza in Transatlantico, appare scontato. La richiesta della procura partenopea dovrebbe essere respinta, così come sarebbero bocciate le mozioni che impegnano il governo a fare a meno del sottosegretario.
B. e Dell'Utri: quei summit con i capimafia
Quel che c'è da sapere prima di Spatuzza. Non c’è soltanto l’ultimo super-pentito: nella sentenza di primo grado che condanna il cofondatore di Forza Italia, il sistema di relazioni tra il Cavaliere e Cosa Nostra.
Chi si scandalizza per le dichiarazioni di Spatuzza, chi attende col fiato sospeso quelle eventuali dei fratelli Graviano, chi si domanda "perché proprio ora?", chi invoca "i riscontri" ad accuse tanto "inverosimili", non sa che da 15 anni decine di mafiosi pentiti e di semplici testimoni hanno parlato dei rapporti fra Dell’Utri, Berlusconi e Cosa Nostra. E che le loro parole sono già state riscontrate da indagini accurate e documenti inoppugnabili. Di più: le parole scritte dal Tribunale di Palermo che nel 2004 ha condannato Marcello Dell’Utri a 9 anni per concorso esterno in associazione mafiosa fanno impallidire quelle dell’ultimo pentito. Il quale si limita ad aggiungere un paio di tasselli a un mosaico già più che completo.
Chi si scandalizza per le dichiarazioni di Spatuzza, chi attende col fiato sospeso quelle eventuali dei fratelli Graviano, chi si domanda "perché proprio ora?", chi invoca "i riscontri" ad accuse tanto "inverosimili", non sa che da 15 anni decine di mafiosi pentiti e di semplici testimoni hanno parlato dei rapporti fra Dell’Utri, Berlusconi e Cosa Nostra. E che le loro parole sono già state riscontrate da indagini accurate e documenti inoppugnabili. Di più: le parole scritte dal Tribunale di Palermo che nel 2004 ha condannato Marcello Dell’Utri a 9 anni per concorso esterno in associazione mafiosa fanno impallidire quelle dell’ultimo pentito. Il quale si limita ad aggiungere un paio di tasselli a un mosaico già più che completo.
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lunedì 7 dicembre 2009
L’altro Spatuzza: l’uomo che per primo accusò Silvio
La ricerca di nuovi referenti politici da parte di Cosa Nostra, l’idea separatista, la nascita di Forza Italia, la scelta del movimento di Dell’Utri, i legami con Berlusconi, le stragi del ‘93 e gli interrogativi che si trascinano visti attraverso le dichiarazioni di un vecchio pentito."Quando Berlusconi tenne l’ultimo comizio della sua campagna elettorale (del 1994, nda) a Palermo presso la Fiera del Mediterraneo, io ero presente su incarico di Bagarella. Riferii, poi, allo stesso Bagarella di una frase di Berlusconi in cui si manifestava un vago proposito di utilizzare i voti contro la delinquenza. Bagarella mi disse che era una frase obbligata per l’opinione pubblica e per i giornalisti, dato che era stato contestato al Berlusconi che non parlava mai di mafia; ma in quella stessa occasione mi assicurò, ancora una volta, che lo stesso aveva preso ‘impegni seri’ con noi intendendo con tutta Cosa Nostra".
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Lettera a Littorio Feltri
Le scrivo perché ritengo che la prima pagina del 6 dicembre 2009 del quotidiano da Lei diretto offenda la mia reputazione.
L’occhiello del titolo principale («Di Pietro: per fortuna che Fini c’è») infatti non lascia spazio ad altre interpretazioni: «In piazza gli amici di Spatuzza», in riferimento ai partecipanti alla «manifestazione Anti Berlusconi» - per usare le parole del sommario - collega chi ha aderito alla manifestazione al noto mafioso ora collaboratore di Giustizia, senza specificare il perché ed evidenziando un legame profondo. Essendo stato presente alla protesta di Piazza San Giovanni, Le chiedo se mi può spiegare per quale motivo sono stato definito «amico di Spatuzza».
sabato 5 dicembre 2009
Mafiaset, il primo colpo di grazia di Spatuzza
Gaspare Spatuzza ha deposto ier in aula a Torino, davanti a 200 troupe giornalistiche venute da tutto il mondo.
Gaspare Spatuzza ha fatto di nuovo i nomi di Silvio Berlusconi e Marcello Dell’Utri quali referenti dei fratelli Graviano per le stragi del ‘93, che provocarono “morti che non ci appartenevano“.
Tralascio le reazioni dei gasparri dei cicchitto e dei berluscloni vari che non fanno più nemmeno testo.
Ciò che conta è che di Berlusconi uguale mafia sta parlando tutto il mondo. Tutti i maggiori quotidiani online hanno dato e continuano a dare notizia dell’udienza di ieri in home page, associando Berlusconi alla mafia.
Gaspare Spatuzza ha fatto di nuovo i nomi di Silvio Berlusconi e Marcello Dell’Utri quali referenti dei fratelli Graviano per le stragi del ‘93, che provocarono “morti che non ci appartenevano“.
Tralascio le reazioni dei gasparri dei cicchitto e dei berluscloni vari che non fanno più nemmeno testo.
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venerdì 4 dicembre 2009
Deposizione Spatuzza: diretta in streaming sul blog di Italia dei Valori
Antonio Di Pietro ieri ha fatto sapere che oggi sul blog dell’Idv verrà trasmessa la diretta della deposizione del pentito Gaspare Spatuzza:
«Domani saremo presenti a Torino, nella maxiaula 1 una delle tre strutture sotterranee del tribunale utilizzate per i superprocessi, dove testimonierà Gaspare Spatuzza, il pentito che ha fatto il nome del Presidente del Consiglio come referente della mafia negli anni 90.
Trasmetteremo dal blog la diretta audio, insieme a frequenti aggiornamenti Twitter, e a video-riprese flash che saranno pubblicate in tempo reale su You Tube e sul mio profilo Facebook, tramite tecnologia mobile. Al termine del processo verrà pubblicato sul blog il servizio sull’udienza, come sempre avviene per i processi che seguiamo da tempo come quello Impregilo-Bassolino, Mills, Dell’Utri e quello Mediaset.
«Domani saremo presenti a Torino, nella maxiaula 1 una delle tre strutture sotterranee del tribunale utilizzate per i superprocessi, dove testimonierà Gaspare Spatuzza, il pentito che ha fatto il nome del Presidente del Consiglio come referente della mafia negli anni 90.
Trasmetteremo dal blog la diretta audio, insieme a frequenti aggiornamenti Twitter, e a video-riprese flash che saranno pubblicate in tempo reale su You Tube e sul mio profilo Facebook, tramite tecnologia mobile. Al termine del processo verrà pubblicato sul blog il servizio sull’udienza, come sempre avviene per i processi che seguiamo da tempo come quello Impregilo-Bassolino, Mills, Dell’Utri e quello Mediaset.
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giovedì 3 dicembre 2009
Berlusconi, dopo la confessione i bagagli
Il Pdl è in campagna elettorale. Formigoni, dopo l’annuncio della sua iscrizione nel registro degli indagati assieme a Podestà, stamane è stato intervistato per 20 minuti da Rtl ed è finito col suo viso pacioso su tutti i telegiornali regionali, che gli hanno dedicato servizi e interviste senza contradditorio in cui ha recitato la poesia di regime contro i magistrati e la procura di Milano.
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mercoledì 2 dicembre 2009
Caro Papi Natale - Le 101 domande al Reticente del Consiglio
A ridosso del No-Berlusconi-Day, arriva "Caro Papi Natale", una raccolta di 101 domande del popolo della Rete a Silvio Berlusconi (in fondo a questa presentazione troverete il link per scaricarlo).Si tratta di un libro scritto a 5000 mani. Il blog Rassegna Stanca e il suo autore (un giornalista che si firma La Rana) ha raccolto nelle ultime settimane le domande che alcune migliaia di persone hanno posto al Presidente del Consiglio per avere chiarimenti su aspetti, ancora oscuri, della sua vita di imprenditore, di politico, di premier. Donne e uomini qualunque che pensano che il premier - oltre a raccontare cosa sia successo con veline e ciarpame - debba soprattutto chiarire all’Italia come mai, fin dagli inizi della sua carriera, ci siano stati ripetuti punti di contatto con mafia, P2, corruzione, tangenti.
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Indagato il Pdl
Roberto Formigoni del Pdl presidente della Lombardia è indagato a Milano per inquinamento.
La sindaca di Milano Letizia Moratti “birichetto” del Pdl, è indagata a Milano per inquinamento ma è già stata anche condannata dalla Corte dei conti per le assunzioni d’oro.
Il presidente della provincia di Milano Claudio Podestà del Pdl, è indagato a Milano per inquinamento.
Rosanna Gariboldi del Pdl, assessore alla provincia di Pavia, è in galera per l’inchiesta sulle bonifiche che sembra mancare Formigoni soltanto di un soffio.
Sandra Lonardo, moglie di Clemente Mastella dell’euroPdl, è in libertà vigilata fuori dalla Campania accusata di truffa, falso, concussione, abuso d’ufficio e associazione per delinquere in un’inchiesta su appalti e raccomandazioni.
La sindaca di Milano Letizia Moratti “birichetto” del Pdl, è indagata a Milano per inquinamento ma è già stata anche condannata dalla Corte dei conti per le assunzioni d’oro.
Il presidente della provincia di Milano Claudio Podestà del Pdl, è indagato a Milano per inquinamento.
Rosanna Gariboldi del Pdl, assessore alla provincia di Pavia, è in galera per l’inchiesta sulle bonifiche che sembra mancare Formigoni soltanto di un soffio.
Sandra Lonardo, moglie di Clemente Mastella dell’euroPdl, è in libertà vigilata fuori dalla Campania accusata di truffa, falso, concussione, abuso d’ufficio e associazione per delinquere in un’inchiesta su appalti e raccomandazioni.
martedì 1 dicembre 2009
Castelli, ecco perché Berlusconi potrebbe essere mafioso
«Mi sembra di vedere dei pentiti telecomandati per colpire un governo che sta dando veramente fastidio alla mafia». A ripetere la litania imposta da Berlusconi ai suoi fedelissimi è stato oggi Roberto Castelli. Non contento di essersi fatto ridere dietro con la proposta di ieri della croce nella bandiera italiana, il viceministro ci ha riservato l’ennesima perla di saggezza: Berlusconi non ha nulla a che fare con la mafia ed è al centro di un complotto ordito dai pm che guidano i pentiti, nonostante l’attuale governo stia annientando la mafia. Balle.
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