venerdì 20 novembre 2009

NO ALLA VENDITA DEI BENI CONFISCATI… Firmate l’appello!

n785913814_1451405_4249443Vi chiediamo un minuto del vostro tempo.
Avrete sentito che un emendamento introdotto in Senato alla recente finanziaria prevede la messa in vendita di quei beni confiscati alle mafie che non si riescono a destinare entro 3 o 6 mesi. Un tale sciagurato emendamento rischia di compromettere seriamente quella che in Italia è uno degli strumenti più efficaci per il contrasto (sociale e non) alla criminalità organizzata: la Legge 109/96.
Vi chiediamo dunque di firmare l’appello lanciato da “Libera”, per far sentire ancora una volta la voce di quella società civile che crede nell’antimafia e che ancora (nonostante tutto) crede nei valori dello Stato.
Per favore, fate circolare questo appello quanto più possibile tra la vostra rete di amici, parenti e colleghi.
Se continuate a leggere, troverete un articolo di don Luigi Ciotti, presidente di Libera e Gruppo Abele.




giovedì 19 novembre 2009

L’Autunno Caldo dei precari della scuola? C’è nelle piazze, non si vede in TV

Il coordinamento dei precari della scuola, in una conferenza stampa denuncia il taglio di 50.000 posti di lavoro solo per quest’anno, e l’assenza dei media su una mobilitazione che dura da mesi ma che non “buca” il video. Annunciata per il 6 di dicembre una serie di manifestazioni e sit-in davanti alle sedi regionali della RAI. I precari, forti dell’appoggio di studenti e famiglie, chiedono il “licenziamento” del Ministro Gelmini e l’attenzione del mondo della comunicazione nella battaglia per la difesa degli standard della scuola pubblica.

Di seguito il testo del comunicato diffuso oggi:





Retrocessi sul telecomando

Il comitato di redazione di RaiNews24 scrive:

«A Roma si completa il passaggio al digitale terrestre e Rainews24 viene retrocessa dal numero 16 del telecomando al 42. Una decisione che arriva da una intesa in sede Dgtvi che di fatto penalizza fortemente il canale all-news del servizio pubblico radiotelevisivo. Cio' che e' ancora piu' preoccupante e' che - come anticipano oggi
alcuni quotidiani - il nuovo canale di Sky "Cielo", che sara' fortemente alimentato da SkyTg24, trovera' posto al numero 10. E' evidente che il posizionamento di un canale ha un peso decisivo anche nell'affermarsi delle abitudini dei telespettatori, soprattutto nella prima fase del passaggio al nuovo sistema.




Poliziotti on line contro Mediaset


Su Facebook chiamano colleghi e simpatizzanti a raccolta: sono “I poliziotti che non guarderanno più i tg Mediaset”. Hanno già aderito 2.800 persone: “Dopo il minuscolo spazio” scrivono “dedicato alla nostra manifestazione nazionale da parte delle reti Mediaset, non guardiamo più il Tg5, il Tg4 e Studio Aperto. Facciamo sentire il nostro dissenso. Anche per difendere la libertà d’informazione”. Il 28 ottobre i poliziotti sono scesi in piazza dinanzi Palazzo Chigi. Erano in quarantamila (su un totale di 110.000 agenti italiani) per chiedere mezzi e risorse. Sandro Chiaravalloti, il segretario del Siap-Piacenza che ha lanciato l’appello su Facebook, ci dice che le loro rivendicazioni riguardano le buste paga (proposti 40 euro lordi di aumento, nonostante il contratto sia scaduto da due anni), ma soprattutto mezzi e risorse: “Non stiamo lavorando – ci dice Sandro – non ci sono neanche i soldi per la carta, ci sono colleghi che comprano di tasca loro i toner e le cartucce per poter lavorare.





La lunga guerra tra Fini e Berlusconi


Silvio Berlusconi dice: “Mai pensato al voto anticipato”. Dovrebbe essere una dichiarazione rassicurante, dopo il grande strappo. Invece è una correzione tattica che scongiura momentaneamente la precipitazione di una crisi, ma non seda le polemiche nel centrodestra. Anzi. Mentre il presidente del Consiglio fa retromarcia sull’affondo di Renato Schifani, nella coalizione, su almeno tre diversi fronti, si aprono crepe profonde che evidenziano un malessere ormai strutturale. In serata, dopo un voto di fiducia sulla privatizzazione della gestione delle reti idriche, a cui la maggioranza era stata costretta dai tanti distinguo (soprattutto della Lega) in tutti gli ordini del giorno successivi si è scatenato il cecchinaggio dei dissidenti, e il governo è andato ripetutamente sotto. Qualcosa di più di un campanello d’allarme, un avvertimento. Giri per i corridoi del Parlamento, come se si attraversassero i teatri di posa di un set cinematografico,e ti rendi conto che cambia la scena, ma il copione del Pdl sembra lo stesso ad ogni ciak e su tutti i set: la maggioranza parlamentare più solida dal dopoguerra ad oggi sta implodendo da dentro,entra in fibrillazione da se, come se fosse afflitta da un male occulto.




Rumiz: silenzio sull’acqua, super-business per far cassa

«La storia dell’umanità lo dice chiaro. Chi governa l’acqua, comanda. Le prime forme di compartecipazione democratica dal basso sono nate in Italia attorno all’uso delle sorgenti». Lo scontro dunque non è tra pubblico e privato, ma tra controllo delle risorse dal basso e delega totale dei servizi, con conseguente, lucroso monopolio di alcuni. «Oggi potremmo dover rinunciare a un pezzo della nostra sovranità», scrive Paolo Rumiz su “Repubblica” il 18 novembre, data d’inizio della discussione alla Camera del decreto Ronchi che sancisce la privatizzazione delle risorse idriche, affidate alle aziende multi-utility.




Nessun vincolo europeo può giustificare l'intervento nei confronti dei processi penali in corso


Ridurre i tempi dei processi è senz'altro un obiettivo encomiabile, ed è vero che sino all'entrata in vigore della legge Pinto del 2001 l'Italia era il Paese più condannato dalla Corte europea dei diritti dell'uomo per la durata dei processi (ora se ne occupano le Corti d'Appello nazionali, per cui su questo punto la relazione che accompagna il nuovo progetto di legge “taglia processi” è gravemente inesatta). Ma è del tutto pretestuoso invocare, come invece fanno all'unisono i portavoce della nuova iniziativa legislativa, questa pur legittima esigenza e gli obblighi internazionali posti dalla Convenzione europea sui diritti dell'uomo per raggiungere obiettivi a questi del tutto estranei. In particolare, nessun vincolo europeo può giustificare l'intervento nei confronti dei processi penali in corso.