sabato 26 dicembre 2009

La grande truffa dei soldi ai partiti

Un rapporto della Corte dei Conti citato dal Corriere della Sera svela: quattro euro rimborsati per ognuno speso. Un aumento del 270% in un quinquennio.


Lo scrive il Corriere della Sera in un articolo a firma Sergio Rizzo citando un rapporto della Corte dei Conti: Nelle ultime elezioni politiche del 2008 i partiti hanno speso 136 milioni di euro e ne incasseranno 503 sino al 2012. Un guadagno pari a circa il 270% in cinque anni, che testimonia anche un aumento esponenziale delle spese e dei “rimborsi elettorali” degli ultimi 15 anni. I partiti nella tornata elettorale del 27-28 marzo 1994 hanno speso 36 milioni contro i 110 milioni delle politiche del 2008. Mentre per quanto riguarda i rimborsi elettorali si è assistito addirittura a una decuplicazione, passando dai 47 milioni versati ai partiti nel 1994 ai 503 milioni del 2008.



TRUCCHI E INGANNI – Ma il finanziamento pubblico ai partiti non era stato abolito tramite referendum? Sì, ricordate bene. Ma il motto “Abrogata la legge, trovato l’inganno” è praticamente una parola d’ordine in Italia. Le normative emanate dopo la schiacciante vittoria del “si” al referendum popolare contro il finanziamento pubblico ai partiti del 1993, hanno risolto il problema di sovvertire quanto espresso dal voto popolare. La corte ha dichiarato che “Due sono state le normative che hanno fatto gonfiare il forziere statale in favore delle formazioni politiche: la legge del 2002 che ha elevato da 4 mila lire a 5 euro il contributo calcolato per ogni cittadino iscritto nelle liste elettorali per le elezioni della Camera. A questo regalo si aggiunge quello della leggina che riconosce il versamento del rimborso anche quando la legislatura si interrompe in anticipo”. Alla parola finanziamento si è sostituita la parola rimborso, e il problema è stato risolto alla radice. Gli stessi magistrati contabili hanno dichiarato che “quello che viene normativamente definito contributo per le spese elettorali è, in realtà, un vero e proprio finanziamento”.

IL CONTO DELLA SERVA -Nel dettaglio, alle politiche 2008 il partito che ha speso di più è il Pdl che tra manifesti, volantini e spot ha sborsato  oltre  68milioni di euro. Una cifra tale da mettere in ginocchio tante aziende. Rischio, però, che la politica non corre perchè il Popolo della Libertà ha diritto a un  rimborso di 206 milioni di euro. Cifre simili anche per altre forze politiche: al Pd spettano 180 milioni di rimborso a fronte di una spesa inferiore ai 19 milioni. Meglio ancora è andata alla Lega che incassa 41 milioni dopo averne spesi 4 e all’Italia Dei Valori che chiude con un bilancio in attivo di 17 milioni. A rimetterci, ma solo in questa campagna elettorale è stata solo la Sinistra Arcobaleno che, a causa di un risultato elettorale deludente, chiude con un passivo di circa 2 milioni.

PARAGONI IMBARAZZANTI – Con queste regole e la loro applicazione, l’Italia vince nella speciale classifica europea dei paesi con i maggiori costi della politica: il Belpaese si attesta sui 295 milioni l’anno, contro i circa 130 della Germania, gli 80 della Spagna, i 75 della Francia e gli appena 4 della Gran Bretagna. Dove però la logica è completamente diversa, visto che il finanziamento pubblico foraggia solo chi è all’opposizione. Da noi, tra l’altro, il gioco della politica diventa quasi un’opzione win-win:  il “rimborso” si calcola non sulla base dei votanti ma sugli aventi diritto e la soglia di sbarramento per averne diritto non è il 4% che vale per l’ingresso al parlamento ma un misero 1%. Grazie al trucchetto, quindi, vengono rimborsate anche quelle forze politiche come La Destra che in Parlamento non sono entrate. E correre alle urne diventa conveniente: tra spazi a cui accedere in televisione gratuitamente soltanto per il fatto di essere candidati e campagne a costo zero su internet, una campagna elettorale può venire a costare pochi euro (relativamente), mentre se per caso si raggiunge l’1% dei voti (un obiettivo non impossibile), il capitale investito si quadruplica: qualsiasi scemo capirebbe che provarci conviene sempre. Anche solo per finta.

via Giornalettismo

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