lunedì 9 novembre 2009

Non una tetta, non un culo


Non guardo quasi più la televisione “in chiaro”, già da un sacco di tempo. Non mi piace, non mi informa, non migliora la mia cultura, non mi interessa. Non si tratta di snobismo di sinistra, ma, molto più semplicemente, del fatto che la tv via etere fa sempre più schifo. Con una sola eccezione: Rai 3, diretta negli ultimi sette anni, magistralmente, da Paolo Ruffini.
Gli altri canali, infatti, trasmettono TG che, quando non ignorano totalmente le notizie, le comunicano parziali e distorte (venerdì il TG1, tanto per fare un esempio qualsiasi, ha diffuso i dati Istat relativi alla soddisfazione degli Italiani riguardo la propria condizione economica, concludendo che sono tutti felici e contenti come piace a Berlusconi l'ottimista, ma dimenticando di dire che i dati erano stati raccolti all’inizio della crisi che ci opprime da mesi). Oppure programmi di approfondimento come Matrix, che ieri mandava in onda (immagini di soli tette e culi, tanto per richiamare le coscienze alla “cul-tura”) lunghi servizi sui calendari che le ultime veline, letterine e letteronze hanno realizzato per l’anno nuovo, tentando senza vergogna di convincere i telespettatori che queste ragazze sono anche tanto intelligenti e che no, non si fanno fotografare nude per mettere in mostra le loro qualità più terrene.
Non voglio sembrare bacchettona, perché non lo sono, ma se c’è una cosa che mi fa girare le palle come due dischi rotanti è il tentativo tutto televisivo di farmi sentire imbecille.

A dispetto dell’evidente declino della Tv in chiaro, Rai 3 con Paolo Ruffini, negli ultimi sette anni, ha lanciato e sostenuto programmi quali: l’approfondimento politico di Ballarò con Giovanni Floris, le inchieste giornalistiche di Presa Diretta con Riccardo Iacona, le interviste (a Roberto Saviano sopra a tutti) di Fabio Fazio a Che Tempo Che Fa, accompagnate dall’ironia e la satira di Luciana Littizzetto, Antonio Albanese, Aldo Giovanni e Giacomo, Antonio Cornacchione, la rappresentazione dei grandi misteri italiani di Blu Notte, con Carlo Lucarelli, che ha ripercorso la storia del terrorismo, delle stragi, della P2, della mafia (ieri puntata dedicata a Peppino Impastato, eroe ucciso a sassate in testa dalla mafia perché aveva osato combattere il boss Tano Badalamenti, detto il "padreterno", prendendolo per i fondelli – quello stesso Peppino Impastato a cui la nobile giunta leghista che governa la città di Bergamo, ha tolto la targa commemorativa che dava il nome alla biblioteca comunale: da Biblioteca Peppino Impastato a Biblioteca Comunale punto – chiaro il messaggio?), Glob con Bertolino, Parla Con Me con la Dandini (ieri c’era Neri Marcorè che volteggiava tra le diverse forme espressive che vedono a proprio agio solo i grandi “One Man Show”, cantava alla Luca Barbarossa, recitava un frammento dello spettacolo teatrale che porta in giro in questi mesi, imitava Daniele Capezzone, Antonio Di Pietro e Maurizio Gasparri talmente bene, che mentre lo guardavo pensavo: adesso non potrò più guardare questi qua senza pensare alla loro imitazione e sbudellarmi dal ridere). Ma ancora: Report di Milena Gabanelli, che con Ruffini è sceso dalle stelle del dopo mezzanotte alla prima serata, l’irriverenza intelligente di Blob ed Enrico Ghezzi, la mezz’ora di Lucia Annunziata, La Storia Siamo Noi con Gianni Minoli e chissà quante altre cose che voi saprete ricordare meglio di me. Ecco: la programmazione di Rai Tre negli anni di Paolo Ruffini mi ha fatto digitare 103 sul telecomando spesso e volentieri, mi ha informato, mi ha fatto sorridere ed imparare, mi ha costretto a riflettere. La buona notizia è che lo stesso effetto deve averlo fatto a tanti altri, perché la terza rete Rai, a fronte di costi bassissimi rispetto alla produzione dei programmi delle due reti ammiraglie, ha collezionato 3,5 – 4 milioni di telespettatori nelle prime serate. La cattiva notizia – stranota – è che Raitre e il suo talentuoso direttore non piacciono a Berlusconi (meglio predisposto verso la Tv delle tette e dei culi, già) e che probabilmente il prossimo CdA della Rai, siccome il Direttore Generale Masi vuole declassare Raitre da rete nazionale a rete regionale, provvederà a sostituire Ruffini con Di Bella o qualcun altro qualsiasi. Si parla anche di Giovanni Minoli, che è bravissimo e che ha scontato una lunga lontananza dal video dopo una famosa intervista a Berlusconi, per Mixer, nel corso della quale si era messo in testa la folle idea di fargli delle domande. Ho stima – e tanta – di Gianni Minoli, ma il pensiero che un giovane e brillante direttore sia sostituito con un altrettanto talentuoso direttore che, però, è ad un minuto dalla pensione, mi fa impazzire di rabbia e mi ricorda che in un recente e azzeccatissimo libricino dal titolo (perfetto) di “Non è un paese per giovani”, gli autori definiscono la generazione mia e di Ruffini “generazione rapinata”. Dalla precedente.
Poi scopro che Ruffini è sostenuto da Dario Franceschini, che ha perso il congresso del partito democratico, mentre Bersani, che lo ha vinto, “è orientato a sponsorizzare” Di Bella.
E allora, amici miei, mi viene proprio da vomitare.
Povero paese nostro...


***
Diventa fan della Libertà di Stampa
o seguici su Twitter!

1 commenti:

Marzia ha detto...

Tra i programmi di qualità di Rai3 segnaliamo anche "Per un pugno di libri".

Posta un commento